11 nov. – Una volta approvata la legge di stabilità e quella elettorale, la Lega Nord è pronta a ritirare le proprie delegazioni parlamentari. Lo ha detto questa mattina il leader leghista Roberto Maroni, che ha chiuso con il suo intervento in piazza di porta Saragozza la manifestazione federale del Carroccio contro le tasse e il governo Monti. Nonostante l’annunciata presenza di Umberto Bossi, che è anche salito sul palco e ha arringato i suoi con voce malferma, il corteo aperto dallo striscione “Prima il nord” è stato un sostanziale flop.
“Siamo 10mila” hanno detto dall’organizzazione ai cronisti assiepati sotto al palco. Come dimostrano le immagini, però, in piazza erano poco più di 1500 i militanti, arrivati a Bologna da buona parte del centro nord. “Basta tasse”, “Padania Libera” e il sempreverde “secessione” sono stati urlati a più riprese durante il breve corteo, partito da piazza Malpighi e finito sotto porta Saragozza dove era stato montato il palco. Non sono mancate alcune contestazioni: in più occasioni in via Saragozza alcuni abitanti si sono affacciati alle finestre e schernito i manifestanti padani. Ad aprire il corteo, oltre allo striscione, c’era una fiat panda con gli altoparlanti montati sul tetto: proprio da lì è partito lo slogan più macabro: “Mario Monti e la Fornero, il vostro posto è al cimitero”. “Cimitero politico” ci tiene a precisare il coordinatore federale dell’organizzazione del Carroccio, l’ex ministro Roberto Calderoli.
A fare gli onori di casa c’era il capogruppo a palazzo d’Accursio, il maroniano Manes Bernardini, che ha introdotto gli oratori: lgretaria provinciale Nicla Cioni, i presidenti del Piemonte Roberto Cota e del Veneto Luca Zaia, il capogruppo alla camera Giampaolo Dozzo. Gran finale con il Senatur e il segretario. Dal palco Maroni ha parlato anche di Lombardia: “Se domani il federale me lo chiederà io mi candiderò” assicura il capo dei barbari sognanti che ha sottolineato come la Lega tenterà di fare come a Verona, e cioè correre da sola con l’appoggio di liste civiche.
Nonostante siano passati mesi dal duro scontro interno che ha portato Maroni alla guida del Carroccio e alla sostanziale messa in disparte di Bossi, le acque non si sono affatto calmate. “E’ stato un fallimento” dice un bossiano, “se continuiamo così implodiamo” dice un’altra sostenitrice del Senatur.
Queste alcune delle voci raccolte tra i militanti
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