Bologna, 19 giu. – E’ arrivata questa mattina la firma del direttore generale dell’Azienda Usl di Bologna, Francesco Ripa di Meana, per l’anticipo per le spese per il ricovero negli Stati Uniti di Tommaso Tori . Il giovane, malato di leucemia tenterà una terapia innovativa a Philadelphia, al costo di 600mila euro.
LAusl spiega che l’anticipo, di 250 mila euro, “corrisponde, come previsto dalle norme ministeriali che disciplinano con criteri ben definiti i ricoveri all’estero in centri ospedalieri di altissima specializzazione, al 70% del rimborso prevedibile sulla base del preventivo presentato dalla famiglia. Alla conclusione del ricovero l’Azienda provvederà alla liquidazione delle eventuali spese aggiuntive rimborsando, come da normativa vigente, sino all’80% del costo del ricovero”. Amici e parenti si sono mobilitati per raccogliere donazioni anche attraverso il sito ‘giftsfortommaso.org‘ che racconta la storia del 22enne e ad una pagina Facebook.
L’Azienda fa sapere con una nota che ha ricevuto il 17 giugno la domanda di anticipo delle spese da parte della famiglia, completata nella giornata di ieri con il parere del Centro Regionale di riferimento, in questo caso il Centro di Ematologia del Policlinico di S. Orsola-Malpighi.
“La malattia che ha colpito il paziente aveva sin dalla diagnosi – spiega Michele Cavo, direttore dell’Ematologia del Policlinico di Sant’Orsola – caratteristiche cliniche e biologiche legate ad un andamento sfavorevole.
Il primo ciclo di terapia, solitamente efficace nel 70-80% dei casi, è risultato inefficace. Il paziente, d’accordo con i familiari, è entrato nella sperimentazione che il Sant’Orsola – insieme ad altri 5 centri in Italia – sta conducendo su un nuovo farmaco, un anticorpo monoclonale, tra i più promettenti in caso di resistenza alle terapie convenzionali. Anche questa opzione non ha dato purtroppo alcun risultato.
La famiglia aveva, nel frattempo, preso contatto con il centro di Philadelphia che sta sperimentando una immunoterapia genica contro queste forme di patologia refrattarie a tutte le cure disponibili e che in alcuni casi ha portato alla remissione completa.
L’unica alternativa alla terapia statunitense era il trapianto allogenico, che presenta però nel caso di questo paziente un alto rischio di insuccesso”.
Per questo motivo, conclude il direttore di Ematologia “d’accordo con la famiglia, si è deciso di procedere al programma di immunoterapia sperimentale proposto dal centro di Philadelphia, riservando il trapianto allogenico quale possibile futura opzione terapeutica”.

