Titan. Il corteo: “Siamo uniti, vinceremo contro la delocalizzazione”

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23 ott. – “Siamo uniti”: la speranza dei lavoratori Titan è racchiusa in queste due parole. Sperano nella loro protesta contro i licenziamenti annunciati, contro la chiusura al dialogo dei dirigenti, contro la prospettiva di un lungo periodo in balìa degli ammortizzatori sociali, in un momento in cui trovare un altro posto di lavoro è molto difficile.
Oggi è il giorno dello sciopero e del corteo a Bologna, in 250 sono partiti dallo stabilimento di Crespellano, occupato in protesta contro il rischio chiusura. Insieme a loro c’erano alcuni colleghi dello stabilimento di Finale Emilia (Modena) e della Italtracktor-Itm, una controllata di Titan che divide con la multinazionale parte dello stabilimento di Crespellano.

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Prima di partire gli operai hanno ammainato la bandiera americana che sventola sugli uffici della Titan. Le stelle e strisce sono state portate fino a terra, al suo posto, almeno per oggi, c’è una bandiera della Fiom. I cancelli erano bloccati, il fuoco che scalda il presidio acceso, nessuno all’interno della fabbrica. Solo una piccola delegazione è rimasta a presidiare l’azienda, tutti gli altri sul bus, verso Bologna. “I lavoratori non si aspettavano questo da questa azienda, lavoriamo qui da molti anni” dice Giovanni Anselmi, delegato Fiom.

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Ma la speranza che la situazione si risolva c’è ancora: “Più che la speranza io ho la certezza, perché l’unità che abbiamo è molto forte” dice Anselmi.
Gli fanno eco altri lavoratori in corteo: “Non c’è nessuna certezza, sembra che non ce la ‘raccontino giusta'”, “Abbiamo a che fare non con imprenditori ma con procacciatori finanziari, ma noi possiamo portare l’azienda verso nuovi investimenti”. L’attenzione verso la loro protesta è una sorpresa anche per loro: “Sull’unità dei lavoratori ci avrei scommesso, ma tutto questo affetto nei nostri confronti non me l’aspettavo, se riusciremo a vincere questa battaglia saremo più forti di prima” Tra loro c’è anche chi ha scelto un anno fa la mobilità volontaria perché, spiega, “già annusava l’aria che tirava”, ma in questo anno, ci racconta, non è riuscita a trovare nemmeno un’ora di lavoro.

Il corteo è stato breve, da piazza Garibaldi alla sede di Unindustria in via San Domenico, ma molto rumoroso: oltre agli altoparlanti del furgone della Fiom, gli operai hanno portato anche i tamburi e i fischietti. Molti di loro indossavano tappi per le orecchie.

La richiesta agli industriali era quella di passare dalle parole ai fatti, dopo che il presidente di Unindustria Vacchi definito “plausibile” la risposta dei lavoratori. L’incontro di una delegazione di lavoratori con il direttore generale Tiziana Ferrari ha portato oggi ad una promessa: l’associazione degli industriali sarà parte attiva della trattativa per cercare una soluzione. Così riportano i delegati saliti all’incontro.

Ma quello che più spaventa i lavoratori, anche degli altri stabilimenti, è l’impressione che Titan stia dismettendo la produzione in Italia. Per questo, secondo il segretario regionale della Fiom Bruno Papignani, “serve una legge regionale contro le delocalizzazioni“. Evidentemente per lui le misure inserite nella legge regionale sull’attrattività non sono sufficienti.

Stamattina a “Sulla Bocca di Tutti” l’intervista con Michele Bulgarelli della Fiom e Giovanni Anselmi, delegato Fiom alla Titan.

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