3 ott. – Sono finora 640 su circa 4mila le scuole dell’Emilia Romagna verificate da un punto di vista sismico, 450 quelle in cui le verifiche sono ultimate. Si tratta di sopralluoghi previsti da una legge nazionale del 2003, varata dopo il terremoto di San Giuliano. La nostra regione è la prima in Italia per numero di verifiche effettuate, in assoluto e in relazione al numero di scuole presenti.
E’ evidente, però, che quello che è stato fatto resta insufficiente, troppe scuole sono rimaste escluse dai controlli. La legge del 2003 prevede che l’investimento spetti ai proprietari degli edifici scolastici, che sono soprattutto comuni e province. All’Emilia Romagna è arrivato dallo Stato un contributo di 4 milioni di euro, a cui la Regione ha aggiunto un altro milione e mezzo. Attualmente non sono previsti altri contributi, come ci spiega Raffaele Pignone, direttore del servizio geologico regionale pignone-sito
Quindi comuni e province devono proseguire il progetto di verifica da soli e in tempo di tagli agli enti locali non è semplice.
Il terremoto di maggio però ha convinto alcuni Comuni ad investire. Il solo Comune di Bologna ha messo a bilancio la stessa cifra arrivata in Regione dal fondo nazionale, 4 milioni di euro, a seguito del terremoto di maggio per migliorare le scuole di cui è proprietario: scuole materne, elementari e nidi.
Alle province spetta il compito di investire sugli edifici delle scuole medie superiori. La Provincia di Bologna sta effettuando delle verifiche speditive, cioè superficiali, per intervenire sulle emergenze. Queste termineranno entro i primi mesi del 2013, poi, ci spiega il dirigente del settore edilizia scolastica Simone Stella, la Provincia dovrà decidere se e come investire su controlli più approfonditi ed eventuali lavori di rafforzamento. Impossibile programmare questi interventi in anticipo: sul 2013 incombe il punto interrogativo del futuro assetto istituzionale delle province e per ora tutto è rimandato.

