Terremerse. Il “pasticcio” della dirigente Terzini

23 mar. – “Non si fa una relazione così importante, da mandare in Procura senza reperire la documentazione necessaria e informarsi attentamente. Io credo che Terzini abbia sbagliato, è stata superficiale. Hanno fatto un pasticcio e mi dispiace per Vasco Errani che è finito in mezzo ad una cosa per cui non ha colpa”.

Parola di Bruno Solaroli, ex sindaco di Imola ed ex capo di gabinetto in Regione. A lui si era rivolta la dirigente regionale incaricata di redigere la memoria per la Procura sulla vicenda Terremerse che ha poi inguaiato il presidente della Regione Vasco Errani. Era stata proprio lei a spiegare agli investigatori della Guardia di Finanza che aveva chiesto a Solaroli informazioni sullo stato dei lavori della cantina per cui la coop guidata dal fratello di Errani, Gianni, aveva ricevuto un finanziamento di un milione di euro. “Terzini mi chiamò dicendo che aveva qualche problema col comune di Imola a trovare la documentazione – spiega Solaroli – mi chiese se potevo sollecitare”. L’ex sindaco n0n aveva incarichi nel comune a quel tempo, chiamò e poi riferì alla dirigente regionale. “Le diedi qualche informazione superficiale, ma in corridoio”.

Nella relazione firmata da Terzini, quello che era un permesso nuovo di zecca è stato considerato una  semplice variante al permesso di costruzione. Prima che la dirigente finisse nel registro degli indagati, gli inquirenti l’avevano già ascoltata. E’ dai verbali di questa audizione che emerge il nome di Solaroli, allora capo di gabinetto della Regione ed ex sindaco di Imola, dal quale Terzini avrebbe appreso per telefono gli elementi utili a stendere il resoconto sulla vicenda Terremerse. Terzini, invece che rivolgersi all’ufficio urbanistico del Comune imolese, si è quindi fidata di Solaroli.

L’avvocato di Terzini, che si farà interrogare dai pm, aveva detto subito: «Se c’era qualcosa di errato in quella memoria difensiva, questo non è dipeso dalla mia cliente».

La cooperativa avrebbe mantenuto un doppio comportamento, uno con il Comune e uno con la Regione, per non perdere il finanziamento regionale, che prevedeva il rispetto di una scadenza nei tempi di consegna dello stabilimento vinicolo.

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