Terremerse. Condannato il funzionario che firmò il verbale

21 sett. – Quel finanziamento da un milione di euro che la cooperativa Terremerse ottenne dalla Regione Emilia-Romagna fu raggiunto con una truffa, senza avere le carte in regola per riceverlo: è quello che di fatto, oggi, ha riconosciuto un giudice del Tribunale di Bologna, Gianluca Petroniani Gelosi, condannando il funzionario regionale Aurelio Selva Casadei per truffa aggravata e falso in atto pubblico. La condanna, arrivata in rito abbreviato, è a un anno e due mesi (la Procura aveva chiesto due anni), ma il giudice ha ordinato anche l’interdizione dai pubblici uffici.

Nella vicenda di Terremerse, Selva Casadei era il funzionario del servizio “Aiuti alle imprese” della Regione Emilia-Romagna che materialmente firmò il verbale in cui (falsamente, ha riconosciuto il giudice) attestò che i lavori per la realizzazione dello stabilimento enologico a Imola si erano conclusi entro il termine del 31 maggio 2006 (tassativo per ottenere i finanziamenti), quando invece proseguirono per molti mesi anche successivamente. La condanna per Selva Casadei, arrivata in abbreviato, è un punto importante perché di fatto segna il riconoscimento, in un’aula di Tribunale, che la truffa ai danni della Regione c’è stata.

Per questa stessa vicenda, sono stati rinviati a giudizio per truffa aggravata e falso il fratello di Vasco Errani, Giovanni (all’epoca dei fatti presidente della cooperativa), il progettista Gian Paolo Lucchi e il responsabile della sicurezza Alessandro Zanotti: la prima udienza ci sarà il 12 marzo 2014. Sono invece stati assolti, nel novembre scorso, Vasco Errani e i dirigenti regionale Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti: erano accusati falso ideologico per la “famosa” relazione inviata in Procura (ancor prima che partissero le indagini) assicurando che il finanziamento era regolare. La Procura ha fatto appello. Il verbale che ha “inguaiato” il funzionario regionale Selva Casadei, oggi condannato per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia-Romagna e falso in atto pubblico, porta la data del 20 settembre 2006. Quel giorno il funzionario fece un sopralluogo di verifica per accertare la conclusione dei lavori per la realizzazione della cantina vinicola della cooperativa Terremerse in via Bicocca a Imola: nel documento che poi scrisse, Salva Casadei attestò che i lavori “erano stati conclusi entro i termini prescritti e dichiarati” da Terremerse (ovvero quello del 31 maggio) e mise anche nero su bianco il fatto che le opere realizzate corrispondessero “sostanzialmente a quanto approvato”. Entrambe le cose, hanno appurato le indagini della Procura, erano false: i lavori non solo erano proseguiti ben oltre il termine del 31 maggio (requisito indispensabile per l’ottenimento del contributo da un milione di euro), ma andarono avanti anche dopo (in Comune a Imola la Polizia municipale ha trovato delle carte che attestavano lavori ancora in corso nella primavere 2007). Quanto alla cantina, il progetto aveva subito una varante sostanziale rispetto a quello originario. Nel capo d’imputazione dell’accusa, a Selva Casadei si rimproverava anche il fatto di aver attestato la fine dei lavori senza essersi preoccupato di verificare l’avvenuto invio in Comune a Imola della comunicazione di fine lavori (che formalmente venne mandata da Terremerse solo il 5 luglio 2007).Selva Casadei era inizialmente nello stesso ”filone” relativo a Giovanni Errani, Lucchi e Zanotti. Al momento dell’udienza preliminare, davanti al giudice Alberto Gamberini, il funzionario del servizio Aiuti alla imprese della Regione fece richiesta di rito abbreviato condizionato all’audizione di alcuni testimoni. Il gup Gamberini negò il rito condizionato ed è per questo che la sua posizione venne stralciata. La sua posizione passò dunque a un altro giudice, Petroniani Gelosi, che oggi al termine del processo (abbreviato semplice) lo ha condannato a un anno e due mesi, oltre che all’interdizione dai pubblici uffici per un anno. Formalmente, Selva Casadei è stato invece assolto per alcune accuse di falso che gli erano state contestate nell’ambito dell’imputazione complessiva preparata dalla Procura per l’intero filone.

Dopo la condanna di oggi, che di fatto segna il primo riconoscimento dell’effettivo raggiro messo in atto dalla cooperativa Terremerse ai danni della Regione, il prossimo “step” sarà il processo nei confronti del fratello di Errani (e dei due tecnici della cooperativa che hanno seguito i lavori), che si aprirà a marzo. Sono andate invece prescritte le posizioni delle due società (Terremerse e Cantina dei colli romagnoli), imputate per la responsabilità amministrativa, perché il tempo di prescrizione è più basso (cinque anni) di quello previsto per le persone giuridiche.

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