Tecnopolo Bologna. Anni di ritardo e il rischio di vederlo deserto

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4 sett. – Annunciato nel 2009, doveva essere completato entro il 2013. Invece, se tutto andrà come previsto, del Tecnopolo di Bologna non si vedrà l’ombra del primo mattone almeno fino a fine 2014, quando dovrebbero iniziare i lavori. Quest’anno, salvo intoppi dell’ultimo minuto, potrebbero esserci le prime demolizioni propedeutiche alla successiva riscostruzione degli edifici che si affacciano su via della Manifattura. Per il momento la Regione ha scelto di partire con il restyling di un primo lotto da 30mila metri quadri, meno di un terzo dei complessivi 100mila da ristrutturare. “Un’estensione mostruosa”, commenta l’assessore all’urbanistica del Comune di Bologna Patrizia Gabellini.

Renato Baioni, presidente di Finanziaria Bologna metropolitana, la società pubblica che coordina il progetto (Qui le slide in formato Open Office) per conto della Regione, racconta ai nostri microfoni tempistiche e costi.


Queste le tempistiche: entro la fine dell’anno dovrebbe arrivare l’ok della Soprintendenza di Bologna e le prime demolizioni. Entro fine 2014 il progetto sarà “cantierabile”, e cioè sarà pronto un progetto definitivo e dato il via libera alla posa della prima pietra per la costruzione del lotto numero uno, 37mila metri quadri che saranno occupati da Protezione civile, Arpa E-R, Istituto ortopedico Rizzoli, Enea, AlmaCube e Università di Bologna. Altri 5600 metri quadri saranno edificati con la formula del project financing e conterranno bar, ristoranti e negozi. “Un project facile visto che lì dentro entreranno anche le società pubbliche Aster e Lepida che pagheranno l’affitto”, spiega Baioni. Bar e ristoranti invece serviranno le centinaia di persone che ogni giorni frequenteranno il primo lotto.

I restanti 70mila metri quadri invece saranno assegnati ad aziende private che, però, non ci sono. “E’ importante cominciare, se si aspetta di essere pronti sul tutto si rimane al palo – commenta Baioni – Bisognerà mettersi sul mercato con i modi giusti, attivare un advisor, sondare il mercato e vedere chi risponderà”. Per il momento però all’orizzonte sembra non esserci nessuno, complice anche la crisi economica.

tecnopoloAd esprimere preoccupazione in merito agli “enormi padiglioni che rischiano di restare deserti” è anche l’assessore all’urbanistica del Comune di Bologna Patrizia Gabellini. “Bisognerà studiare bene che farci dentro”, conclude l’assessore.

Quano costerà il progetto Tecnopolo? Alle casse pubbliche (Regione e altri enti) 57 milioni di euro solo per il primo lotto da 37mila metri quadri, più l’affitto che pagheranno Lepida e Aster. L’operazione Tecnopolo nel suo complesso costerà in tutto circa 200 milioni. La differenza dovrebbero mettercela eventuali operatori privati interessati all’utilizzo dei 70mila quadrati che altrimenti resteranno vuoti.

L’effetto, in questo caso, sarebbe quello di trasformare quella che nel 2009 fu pensata come un’operazione di trasferimento tecnologico tra aziende e laboratori pubblicie e privati (il vero cuore del progetto Tecnopolo, tant’è vero che l’Università di Bologna da tempo ripete: “Il tecnopolo c’è già perché ci sono i ricercatori, mancano solo i muri”) in un’operazione urbanistica o, nel peggiore dei casi, in una semplice operazione immobiliare.

Nel frattempo c’è chi pensa di procedere con assegnazioni temporanee. E’ il caso di Daniele Ara, presidente del quartiere Navile. “Bisogna far capire da subito che quel posto tornerà vivo, e non sarebbe sbagliato assegnare spazi in via temporanea“. “Lo faremo volontieri se ci sarà la possibilità – spiega l’assessore Matteo Lepore – altrimenti no”.

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