Teatro comunale. Sindacati chiedono aiuto ai parlamentari

Bologna, 21 giu. – Il piano di risanamento del Teatro comunale di Bologna è a rischio, perché il decreto Franceschini (d. legge 83/2014), in discussione in Parlamento, rende inapplicabile l’accordo propedeutico firmato dai sindacati. Torna dunque attuale il pericolo di liquidazione coatta nel 2016. Lo dicono le segreterie bolognesi di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials, che hanno incontrato i parlamentari emiliano-romagnoli per sollecitarli a modificare il decreto legge entro i 40 giorni che rimangono a disposizione.

L’accordo sindacale prevedeva, a fronte di esuberi considerati necessari al risanamento, la possibilità di ricollocare i lavoratori nella società controllata dal ministero della Cultura Ales spa, ma senza che venissero licenziati. Col nuovo decreto, invece, i lavoratori devono essere licenziati dalla fondazione lirico-sinfonica prima di passare ad Ales, come ci spiega Antonio Rossa della Slc-Cgil di Bologna

Secondo Rossa, se il decreto non cambia, nelle Fondazioni lirico-sinfoniche ci saranno lavoratori che rischieranno di essere esodati, come quelli tagliati fuori dalla riforma delle pensioni del ministro Fornero. Il sindacalista bolognese denuncia anche la messa in discussione del contratto nazionale, perché il decreto Franceschini apre la possibilità di creare fondazioni speciali con contratti diversi.

Venerdì 11 luglio le sigle sindacali organizzano un incontro al Teatro comunale a cui hanno invitato i parlamentari e al quale chiameranno anche il sindaco Virginio Merola, presidente della Fondazione Teatro comunale di Bologna.

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