Taylor McFerrin ospite a Class

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5 nov. – Il primo album di Taylor McFerrin si è fatto aspettare. “Ma per il prossimo non ci metterò così tanto”, ha detto il produttore, compositore, polistrumentista e Dj di sede a Brooklyn, ospite oggi di Class e tra qualche ora al Locomotiv Club.

A più di 3 anni di distanza da Place in my Heart (Brainfeeder, 2011), l’Ep che lo aveva portato sui palchi dei festival più importanti (Lollapalooza, Glastonbury, per intenderci) e nelle venues più leggendarie di New York (The Apollo, The Blue Note, Radio City Music Hall, The Lincoln Jazz Center, e chi più ne ha più ne metta), Early Riser è uscito ai primi di giugno di quest’anno, sempre sull’etichetta discografica losangelina fondata da Flying Lotus.

Caratterizzato da uno stile composito e variegato, influenzato dalla soul degli anni ’60/’70, passando per sonorità hip hop, broken-beat, free jazz fino all’elettronica, Early Riser è il risultato di una progressiva selezione e messa in forma di anni di registrazioni e demo, fino a quel momento lasciati incompleti.
Taylor è dietro a qualunque strumento presente nelle sue produzioni, dove si affida alla collezione di samples e ritagli delle sue esecuzioni dal vivo, pur senza disdegnare anche contributi di altri musicisti.

Tra le dodici tracce di questo primo album figurano infatti i nomi di alcuni ospiti e conoscenze, tra cui i compagni di etichetta Thundercat e Christina Ryat, i pianisti Robert Glasper e Cesar Camargo Mariano, Emily King e persino il suo assai noto padre, Bobby McFerrin. Con MorraMC, McFerrin ha raccontato molto bene anche come si sono create alcune delle collaborazioni che impreziosiscono un disco davvero particolare.

Caterina De Feo

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