A Bologna due cooperative di taxi Cotabo e Cat, che gestiscono il servizio con tariffe già tra le più care d’Italia, hanno incassato recentemente dal Comune un aumento dell’8 per cento. In cambio hanno accettato di offrire uno sconto di 3 euro (tra i più bassi d’Italia!) sul servizio notturno alle donne sole.
Il servizio è partito da poco, ma da subito molti taxisti hanno dichiarato che l’iniziativa è stata un fallimento: poche donne hanno usufruito del taxi rosa.
La maggior parte delle persone non sa nemmeno che esiste e nessuno si è premurato di farglielo sapere (niente spot radiofonici o televisivi, nessuna informazione che non fosse la cronaca delle polemiche tra l’assessore Zamboni e le cooperative di taxisti). Ma il flop ha un’altra ragione: per ottenere lo sconto le passeggere devono munirsi in anticipo di un blocchetto di buoni distribuito all’URP di Piazza Maggiore o nei quartieri.
Senza coupon non c’è sconto. Come dire: per i taxisti non è abbastanza evidente che una donna è effettivamente una donna, che effettivamente viaggia sola e che sono le 23.30 di sera in via Stalingrado… hanno bisogno del coupon!
Nessuna città è riuscita a creare un sistema più “borbonico” per offrire un servizio altrove applicato con semplicità. Senza parlare dell’ottima pubblicità che i taxisti medesimi fanno all’iniziativa: mi è capitato personalmente, dallo scorso luglio ad oggi, di prendere quattro volte il taxi, chiedere informazioni sul servizio di taxi rosa e sentirmi rispondere con aria di sufficienza (quattro volte su quattro!) che l’idea è una gran stupidata. Che a rimetterci sono solo i taxisti perché il Comune non ha tirato fuori un soldo (a parte gli aumenti di cui sopra, ça va sans dire) e che tanto le donne non hanno mai i coupon in borsetta (imperdonabili sprovvedute!).
A questo punto una riflessione è d’obbligo: non siamo certo tra quelle che approvano il “taxi rosa” di Casapound, ma nè il Comune nè i taxisti hanno dato una risposta vera a un problema reale (la mobilità notturna delle donne) e a uno psicologico (il senso di insicurezza dilagante, soprattutto tra le giovanissime). C’è solo stata una mediazione al ribasso che salvaguarda le pretese corporative dei taxisti.
Eppure le esperienze di altre città (a Firenze, Roma, Genova, Bolzano) mostrano che si possono anche dare sconti in modo più semplice ed efficace. Un’altra cosa che si può fare a costo zero, e con esiti già sperimentati dalla Svezia fino al Canada, è di permettere alle donne che viaggiano di sera di farsi lasciare dall’autobus il più vicino possibile a casa, applicando la fermata a richiesta sul tragitto del bus nelle ore notturne: si fa scendere la ragazza nel punto più vicino alla sua meta evitandole di camminare per 200 metri al buio. Per rendere la vita delle donne meno complicata non servono milioni, coupon e provvedimenti astrusi: se le istituzioni non hanno sufficiente fantasia basta che copino le buone soluzioni applicate altrove.
Beba Gabanelli
picture by Claudio Gonzalez


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