Taxi rosa: Casapound copia “Occhi Dolci”. Ma senza gioia

26 feb. – Correva l’anno 1982, per uscire dalla cupezza degli anni del terrorismo e del riflusso due ex miltanti di Lotta Continua, Gabriele Giunchi e Franco Morpurgo, s’inventarono un’associazione che per diverso tempo allietò le giornate dei bolognesi. Che fosse andare a veder le stelle sulle colline di Paderno o fare un corso di lingua napoletana, l’obiettivo era semplice: ritrovare il piacere di stare insieme. Tra le iniziative più indovinate dell’associazione c’era quella di offrire dei passaggi gratuiti, un’usanza molto diffusa nel nord europa che da noi non è mai decollata per l’idea molto privatistica che gli italiani hanno dell’automobile. Chi voleva offrire passaggi metteva un adesivo sulla macchina, un “patacco” che segnalava la propria disponibilità.

A quasi trent’anni di distanza l’associazione neofascista Casapound annuncia il suo “taxi rosa“, uno dei tanti modi per far parlare di sè: in realtà non si tratta di un servizio taxi (effettuabile solo su licenza) ma di passaggi gratis per le donne. Cinque o sei militanti hanno accettato di alternarsi alla guida, altri di loro saranno sul taxi in veste di ‘accompagnatori’. La macchina ce la mette Massimiliano Mazzanti, ex consigliere bolognese di An: sui fianchi della Daewoo Matiz blu ci sarà il numero di telefono e, sul tetto, il simbolo di Casapound. A differenza dell’iniziativa degli Occhi Dolci qui non traspare però alcuna gioia nel creare nuove relazioni, ma la paura serpeggiante nella società a cui si vuole rispondere con una sorta di servizio di bodyguard: “l’iniziativa intende andare incontro alla crescente preoccupazione sulla sicurezza di Bologna”, spiega Alessandro Vigliani, responsabile di Casapound Bologna, aggiungendo poi che l’associazione non è “né favorevole né contraria alle ronde“.

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