Bologna, 16 giu. – Interventi sulle regole che scandiscono la vita associativa di Arci, tagli alle spese di struttura e più grinta sul tema dei diritti civili, perché la “rottamazione della politica”, da sola, non basta. Sono questi i cambiamenti immaginati per Arci da Francesca Chiavacci, neo eletta presidente della più grande associazione italiana di promozione sociale. E sulla convivenza con Filippo Miraglia, suo sfidante e alla fine eletto vicepresidente, Chiavacci dice: “Dobbiamo far convivere in Arci anime differenti, in Toscana e in Emilia-Romagna si parte da un patrimonio già acquisito, in altri luoghi Arci è più militante, nata da poco e magari da battaglie specifiche”. “Anime differenti”, specifica Chiavacci, “non correnti”.
I diritti civili. “La politica di sinistra e di centro sinistra soffre di uno scarso radicamento e di poca partecipazione. Con i suoi circoli, Arci può trasformare la difesa dei diritti civili in qualcosa di popolare, alimentato di giorno in giorno al di là delle mediazioni istituzionali. Penso ad alcune questioni fondamentali, dalla fecondazione assistita alla libertà dell’orientamente sessuale, fino alla presenza nelle cliniche di obiettori di coscienza sulla questione dell’interruzione di gravidanza. Questi temi in Italia rappresentano un’emergenza democratica. Porteremo nei circoli e nelle case del popolo, anche con una funziona formativa e di crescita culturale ,queste tematiche, perché non sempre il rinnovamento e la rottamazione che vediamo in politica sono accompagnate con altrettanta forza dalla difesa di questi diritti”.
La struttura Arci. “Arci deve cambiare. Nella sua struttura l’associazione è rimasta antica, con una forte struttura nazionale che forse può essere ridotta. C’è poi la necessità di uno scambio maggiore e più veloce tra territorio e struttura nazionale. Le idee devono circolare di più”.
Le regole dello statuto. “Bisogna cambiare alcune regole. Lo scontro di marzo è stata un’assoluta novità. Non abbiamo regole che prevedano confronti tra posizioni differenti. Siamo un’organizzazione ancora antica in questo senso, abituata di fatto a candidature uniche. E questo ha portato alla polarizzazione dello scontro. Bisogna trovare il modo di attivare la partecipazione, e di farlo non in maniera correntizia”.
Il debito.“I sindaci revisori ci dicono che abbiamo speso più di quanto abbiamo incassato. C’è stato un calo del tesseramento mentre alcune spese sono rimaste invariate. Bisogna ristrutturare le voci di spesa, immaginare come trovare nuove risorse e come dirottare i soldi anche sui territori più deboli, per svilupparli e radicarli. Il bilancio preventivo di quest’anno per i primi soli sei mesi prevederebbe, senza toccare le spese, un ammanco a fine 2014 tra i 200mila e i 300mila euro. Sicuramente dovremo intervenire e diminuire le spese, e molte sono spese di struttura, e cioè dirigenti e personale”.
Strumenti di verifica. “Servono strumenti manageriali di verifica concreta del lavoro associativo. Fra due anni ci sarà una conferenza di programma per mettere a verifica quello che siamo riusciti a fare e dovremo dotarci di metodi adeguati di verifica e monitoraggio”.
“Siamo riusciti a ricomporre la frattura di marzo – racconta Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci – Abbiamo trovato questa soluzione perché era l’unica che ci consentiva di ricomporre le divisioni, che esistono e che nei prossimi mesi e anni andranno affrontate. Tutti, anche se con idee diverse, abbiamo a cuore l’associazione e il suo sviluppo”. Per Miraglia Arci deve essere un soggetto capace di portare cambiamento nella società e deve fornire ragioni e strumenti alla “militanza civile” di chi ha voglia di politica e “non trova risposte nei partiti”.

