7 ago. – La sanità bolognese si sta sgretolando sotto i tagli voluti dalla spending review. L’allarme è della Cisl, convinta che sia necessario un “patto politico” tra istituzioni, sindacati e aziende sanitarie. Il taglio lineare dei letti previsto per legge dal Governo Monti ha portato, sotto le Due Torri, a 350-400 posti in meno. “Ma se non partono le Case della Salute contestualmente alla chiusura dei Day hospital, avremo un effetto devastante e arriveremo a un taglio di 1.200 posti letto”, avverte il leader della Cisl bolognese, Alessandro Alberani.
Altro tema preoccupante è la carenza di personale: il Policlinico Sant’Orsola è sotto organico di 427 tra medici, infermieri e personale amministrativo; l’Istituto ortopedico Rizzoli ha 186 posti vacanti; all‘Ausl di Bologna mancano 326 persone. Per le tre aziende, la Regione ha autorizzato la copertura di appena un quarto dei posti vacanti: 88 al Sant’Orsola, 21 al Rizzoli e 82 all’Ausl, che però ha deciso di richiedere solo 40 assunzioni. “Anche la Regione sta facendo tagli lineari, sulla base di parametri standard che tengono conto della popolazione ma non delle eccellenze e dell”Ateneo bolognese- attacca Alberto Schincaglia, responsabile Welfare della Cisl provinciale- Bologna dovrebbe rivendicare un primato sulla regione: non si può trattare il Sant’Orsola come gli altri ospedali, solo in rapporto ai costi standard”.
Alberto Schincaglia, segretario per le politiche sociali della Cisl Bologna

