“Superficiali ma non falsi. Contro Errani nessuna prova”. Così il giudice ha assolto

7 gen. – “Superficiale, approssimativo, negligente, pressapochista, ma si era distanti dalla volontà di commettere un falso”. Così il giudice Bruno Giangiacomo descrive il comportamento di Filomena Terzini,
la dirigente regionale accusata di falso ideologico e favoreggiamento nel caso Terremerse, l’inchiesta giudiziaria che aveva coinvolto anche il presidente della regione Vasco Errani.
Il giudice ha depositato le motivazioni della sentenza con cui Errani è stato assolto lo scorso 8 novembre perché il fatto non sussiste. Terzini e un altro dirigente della regione, Valtiero Mazzotti, sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato.

Al centro dell’inchiesta c’era la relazione che Errani aveva voluto inviare in procura dopo la pubblicazione sulle pagine del quotidiano Il Giornale di un articolo che ricostruiva il finanziamento da 1milione di euro ottenuto dalla coop del fratello del presidente, Giovanni, per la costruzione di una cantina ad Imola. Un finanziamento ottenuto in modo irregolare, attestando che i lavori della cantina erano conclusi quando invece lo stabilimento era ancora in costruzione.
Nella relazione compariva un documento del comune di Imola definito come variante in corso d’opera alla costruzione della cantina anche se in realtà si trattava di un nuovo permesso di costruire. Il documento esiste in due versioni ed in realtà si tratta di un nuovo permesso di costruzione ma Terzini non verificò personalmente. Al giudice raccontò di aver fretta di concludere e quindi chiese lumi al capo di gabinetto della regione, allora era Bruno Solaroli, ex sindaco di Imola che le riferì telefonicamente quello che ha poi inserito nella relazione spedita in procura.

Quanto a Errani nessuno degli indagati o dei testimoni ha riferito che ci sia stata da parte sua un’istigazione a scrivere il falso. Allo stato degli atti non esiste la prova dell’accusa mossa al presidente, ha scritto il giudice.
L’inchiesta è stata doverosa ha scritto ancora il giudice Giangiacomo ma lo spunto d’indagine è rimasto tale.

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