Super Mario

Mario Balotelli non è Tommie Smith John Carlos, non sfila con pugni chiusi e mano guantata di nero immobile sul podio dei vincitori. E’ molto probabile che manco li conosca e tanto meno sappia chi erano le black panthers e cosa volevano.

Mario Balotelli infatti è un normalissimo ragazzo di periferia, mediamente ignorante e svogliato negli studi, che ha fatto del pallone la sua unica ragione di vita. Non è ancora un grande calciatore, ma ha tutto quello che serve per diventarlo, e magari diventerà un grandissimo campione. Per il momento guadagna mille o duemila volte quello che porta a casa un suo coetaneo operaio, e può dar sfogo a quanto di meglio, o di peggio, garantisce la vita del calciatore: gran macchine, belle donne, e tanta tanta gente che si occupa di te e “ti risolve” ogni problema.

Sul campo è strafottente e ingenuo, quanto esplosivo e talentuoso. Ha già imparato il peggio del repertorio del calcio italiano: la simulazione, la provocazione degli avversari e del pubblico, i comportamenti antisportivi. Tutto normale dunque, uguale a tanti altri talenti della sua età non fosse per un particolare, decisivo. Mario Balotelli, a dispetto di quanto non dica il suo pacioso e italiota cognome è nero. Anzi negro, come dicono coloro che gli urlano che “non esistono negri italiani“.

Se saltelli muore Balotelli. Ma lui non muore, non solo: sfida apertamente sia il buon senso sportivo-pallonaro, sia le curve più becere e razziste d’Italia rifiutando, suo malgrado, il ruolo del “negro buono“. Balotelli, suo malgrado, sta diventando il simbolo di quella generazione di mezzo che fra poco farà parlare di sè. Sono nati in Italia, vivono in Italia, ma non sono italiani perché i loro genitori sono di origine straniera. E anche quando per un fortunato caso del destino hanno i documenti in regola e la nazionalità certificata sulla carta, vengono rifiutati e insultati.

A questa generazione di mezzo comincia a salire la temperatura, e allora, bolli e ribolli, prima o poi qualche tappo salta. Fossimo un paese civile e democratico correremmo subito ai ripari: sostituzione dello ius sanguinis con lo ius solis, riconoscimento e integrazione, cittadinanza e diritti veri. Liberté, Égalité, Fraternité: siamo o non siamo tutti Citoyens?

Invece si vive alla giornata, emarginando e respingendo, spacciando alcune timide concessioni per diritti, sempre elargiti col contagocce e sotto l’occhio torvo della Lega e del ben più ampio partito degli xenofobi.

Ben venga allora Super Mario, che a vederlo come si comporta in campo ti fa girar le balle, ma nella sua personale, adolescenziale e solitaria battaglia negli stadi italiani, ricorda a tutti, ogni domenica, che il paese è ormai pieno di negri italiani e che è anche ora di farci i conti.

Paolo Soglia

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