Suicidio al Beltrame: il disagio che resta senza risposta

9 mag. – Si chiamava Giuseppe Macaluso, l’uomo che lunedì si è tolto la vita al dormitorio Beltrame. Un altro suicidio che, nella giornata della morte di Maurizio Cevenini, pone interrogativi forti agli operatori delle strutture di accoglienza.

Macaluso, un senza fissa dimora di origini palermitane di 55 anni, era a Bologna da qualche anno e da un paio era entrato in contatto con le strutture di accoglienza, prima a Capo di Lucca e dall’ottobre 2011 al Beltrame. Luciano Serio, operatore della struttura, ha spiegato che stava vivendo un momento di fragilità psichica importante, ma, ha detto Serio, “il suo gesto ci ha sorpreso: è difficile avere un’idea precisa del perché“.

Il dato importante lo sottolinea l’associazione Piazza Grande: “Giuseppe non ha trovato le risposte necessarie nonostante si sia rivolto ai servizi sociali”. Il dormitorio Beltrame, ad esempio, è di nuovo alle prese con una situazione difficile, “ogni giorno ci sono trenta giovani stranieri che dormono all’esterno della struttura” spiega Serio. I tagli hanno indebolito negli ultimi due-tre anni tutto il sistema dell’accoglienza e “dare un posto letto è giusto, ma non basta” avverte l’operatore.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.