Bologna, 22 lug. – La Commissione giustizia della Camera ha licenziato la proposta di introduzione nel codice penale del reato di depistaggio. Il primo firmatario della proposta è Paolo Bolognesi, deputato Pd e presidente dei famigliari delle vittime della strage del 2 agosto.
Proprio lo scorso anno, dal palco delle celebrazioni del 33 esimo anniversario della strage alla Stazione, Bolognesi e i famigliari delle vittime avevano chiesto con forza l’introduzione di questa fattispecie di reato. Dopo il licenziamento di oggi da parte della Commissione, il primo sì della Camera potrebbe arrivare entro il prossimo 2 agosto.
“E’ un grosso risultato- dice Bolognesi- anche perché sono quattro legislature che si provava ad inserire questo reato nel codice penale ma non ci si è mai riusciti. Forse è la volta buona”. “Il depistaggio in sé è stato l’arma di distruzione- prosegue il parlamentare democratico- dei vari processi di mafia e terrorismo”. Secondo Bolognesi l’introduzione di questa fattispecie è da un lato uno strumento in più nelle mani dei magistrati, ma dall’altro serve come deterrente per chi eventualmente volesse interferire con le indagini.
Il nuovo articolo proposto da Bolognesi va a sostituire quasi del tutto il vecchio reato della “frode processuale” che, come spiega il presidente dei famigliari delle vittime, “ha confini molto labili con il depistaggio”. La ragione, come spiega Bolognesi, è quella di “evitare che si possano applicare le pene più leggere, previste per la frode, la cui condanna massima è a tre anni”. Invece, per il depistaggio gli anni vanno da 4 a 8, aumentati della metà nel caso in cui a commetterlo sia stato un pubblico ufficiale. Inoltre, anche la condanna al minimo della pena, spiega ancora Bolognesi, comporta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Infine, la prescrizione è fissata in 20 anni.

