15 mag. – I familiari delle 800 vittime delle stragi nazifasciste dell’autunno 1944 a Marzabotto, Grizzana e Monzuno non hanno diritto a essere risarciti in base alla legge Pinto, ovvero per la durata eccessiva del processo. Lo ha stabilito la terza sezione della Corte di appello di Bologna, che ha respinto la richiesta di risarcimento di 480 milioni di euro, avanzata in base alla legge 89 del 2001. Il ricorso dei familiari è stato giudicato infondato «in quanto il computo temporale ritenuto rilevante ai sensi della legge Pinto è solo quello che decorre dalla formale costituzione di parte civile (avvenuta nel febbraio 2006)», spiega in una nota Valter Cardi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime. I giudici, però, ritengono che il ritardo nell’accertamento delle responsabilità «sia addebitabile agli stessi organi dello Stato», come scrivono nelle motivazioni della sentenza. E indicano ai familiari la via dell’ordinamento civile per ottenere un risarcimento.
Per le stragi, nel 2007 sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva 9 ex SS. Il fascicolo su Monte Sole rimase nascosto nell'”armadio della vergogna” della Procura militare di Roma fino al 1994, insieme ad altre centinaia con denunce circostanziate sulle stragi compiute dai nazifascisti. Il procedimento per Marzabotto, però, non iniziò subito, ma solo il 2 luglio 1996.

