4 gen. – Diciannove anni dopo la strage del Pilastro, che la notte del 4 gennaio 1991 costò la vita ai carabinieri Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini, uccisi dalla banda della Uno bianca alla periferia di Bologna, i parenti delle vittime aspettano una risposta dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
Mesi fa l’associazione che li riunisce ha scritto al Guardasigilli per chiedere che non conceda permessi premio alla banda. “Ci dovrebbe rispondere, per dirci come stanno le cose”, ha ribadito Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione, durante la commemorazione della strage che si è svolta stamattina alle 12 a Bologna.
La banda criminale, capeggiata dai fratelli Savi, due dei quali erano agenti di polizia, uccise 24 persone e ne ferì un centinaio fra il 1987 e il 1994. La Zecchi ha precisato di aver chiesto ad Alfano “solamente di non dare tutti questi permessi, perché non se li meritano. Hanno fatto troppo male, hanno rovinato delle famiglie e penso che debbano pagare per quello che hanno fatto”.
Una risposta di Alfano è attesa anche dal sindaco Flavio Delbono: “E’ meglio che risponda”, è stato il suo commento lapidario. Dopo la messa celebrata nella chiesa di Santa Caterina, parenti e autorità si sono ritrovati davanti al cippo di via Casini che ricorda i tre carabinieri. Per la prima volta ha partecipato alla celebrazione anche la sorella di Andrea Moneta, Alessandra.
Il silenzio del ministro Alfano alle richieste dei parenti delle vittime della banda della Uno Bianca è inaccettabile e assordante, e colpisce una città come Bologna che ha pagato a caro prezzo le follie della banda della fratelli Savi. Lo hanno affermato il deputato bolognese dell’Udc, Gian Luca Galletti, annunciando una interrogazione al Guardasigilli sulla detenzione dei fratelli Savi, e Sergio Lo Giudice, capogruppo del Pd in Comune a Bologna.
Fotogallery di Mario Carlini/Iguana Press

