26 ott. – Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, condannati per la strage del 2 agosto 1980, si oppongono alla richiesta di oltre un miliardo di risarcimento fatta dall’Avvocatura di Stato. Attraverso i loro legali, in una lunga memoria difensiva sostengono che i termini sono scaduti e aggiungono che non hanno i soldi.
Non si stupisce Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime, che però aggiunge: “Gli amici coi soldi ce li hanno”.
Secondo i calcoli fatti dall’avvocatura di Stato, circa 59 milioni sono dovuti come danno patrimoniale, mentre il grosso della cifra, un miliardo, rientra nel danno non patrimoniale. Su quest’ultima parte si concentrano maggiormente le critiche degli avvocati di Mambro e Fioravanti, perché la valutazione arriva “a seguito di una lunga, ma (a nostro avviso) assai confusa divagazione sugli aspetti della personalità dello Stato che si asserisce essere lesi”.
Gli avvocati si chiedono perché l’amministrazione dello Stato “abbia aspettato 18 anni per far valere un diritto economico che si prescrive (al massimo) in dieci” e “ancora e soprattutto quale sia lo scopo concreto, e prima ancora il senso, che si vuole perseguire con una richiesta risarcitoria di un miliardo e 59 milioni nei confronti di due soggetti da 25 anni nelle mani dello Stato, sia nell’essere che nell’avere”. Sostengono che i loro assistiti hanno entrambi un reddito di circa 16 mila euro all’anno, non posseggono immobili, né depositi di denaro.
Al giudice, chiedono che perché infondata e propongono le figure di Mambro e Fioravanti, da pochi anni entrambi liberi, come “fiore all’occhiello dell’articolo 27 della Carta costituzionale e del suo fine rieducativo della pena”.

