13 nov. – In molti lo conoscono come leader dei Porcupine Tree, ma Steven Wilson è molto molto di più. Anche solamente a contare le collaborazioni che lo vedono coinvolto, si riempirebbero scaffali di dischi. Se poi uniamo a quello i lavori di produzione, post produzione e la carriera solista, be’… conviene fare spazio in casa. Già, perché il britannico, oltre a essere polistrumentista, è davvero una personalità ricchissima e sfaccettata. Si occupa di remix 5.1, scrive il soggetto dei video dei suoi pezzi e ha concepito un live davvero speciale.
“Sarà quadrifonico“, ha raccontato Wilson poco fa ai nostri microfoni, “perché voglio che lo spettatore si immerga nella musica”. E non solo in quella: al teatro Duse stasera Wilson e la sua band porteranno anche video e visual, legati molto all’ultimo disco uscito, The Raven That Refused to Sing And Other Stories. Non è un caso che ci sia la parola “stories” nel titolo, perché in fondo quello che Wilson fa è raccontare delle fiabe, o storie di fantasmi, per sua stessa ammissione legate alla sua infanzia o addirittura ai primi anni del 20° secolo.
Con il nostro ospite abbiamo parlato non solo dell’ultimo album, ma anche della musica progressiva in generale. Pur essendo “ambivalente” sull’etichetta, Steven ha riconosciuto che la musica che compone ha radici anche in quel genere e ha riconosciuto il ruolo importante giocato dal pubblico italiano agli albori della carriera dei Porcupine Tree, a metà anni ’90: “A Londra suonavamo davanti a una cinquantina di persone, a Roma ce n’era un migliaio“.



