Sport nelle scuole: in Italia è “attività marginale”

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Foto CC Flickr di Duncan Hull

Bologna, 17 gen. – Una generazione seduta. Così Antonio Correra, presidente della Società Italiana di Pediatria, descrive i giovani italiani che stanno fino a 10 ore al giorno seduti su una sedia o sul divano.

In Italia alle scuole materne ed elementari l’ora di ginnastica non è obbligatoria; lo sport viene maltrattato anche negli altri ordini scolastici, il Coni ha calcolato che per mettere a norma le palestre scolastiche del nostro paese ci vorrebbe un investimento di 4 miliardi.

Ancora un dato: nella fascia 15-24 anni i sedentari assoluti sono il 24,6% contro il 7% di media europea. Le cose stanno peggiorando: tra 2011 e 2012 l’attività sportiva tra gli 11enni è passata da una percentuale del 56% al 53,4%. E’ stata la Società Italiana di Pediatria a dare cifre e lanciare l’ allarme. La responsabilità? Eccessivo impegno nello studio, istruttori troppo esigenti, difficoltà di socializzazione o di organizzazione dei tempi. Queste le risposte ai questionari circolati. Ma alla base c’è una arretratezza culturale, che non ha assorbito l’idea che lo sport nelle scuole e nel tempo libero non è una perdita di tempo ma un modo per migliorare la qualità della vita e la salute.

Il governo Letta si è impegnato a preparare una legge che aiuti lo sport di cittadinanza, quello per tutti, nelle scuole e negli impianti dei quartieri cittadini. Speriamo che accada davvero, perché ce n’è un gran bisogno.

Emily Clancy, insieme a Damiana Aguiari, ne ha parlato in Angolo b, comparando le esperienze di Germania e Irlanda alla nostra realtà e intervistando anche Vincenzo Manco, presidente Uisp, che il 15 gennaio ha incontrato il ministro Graziano Del Rio (insieme ai parlamentari Francesca Puglisi e Filippo Fossati),  e Antonio Correra, consigliere nazionale della Società Italiana di Pediatria.

Ascolta Angolo B sullo sport nelle scuole e tra i ragazzi

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