Bologna, 17 nov. – Marco Monari, l’ex capogruppo del Partito Democratico in Regione Emilia Romagna si è autosospeso dal partito dopo la conclusione delle indagini per le cosiddette ‘spese pazze’ dei gruppi consiliari di Viale Aldo Moro. A Monari, in quanto capogruppo, sono contestate spese per 940 mila euro (tutte le contestazione all’intero gruppo pd).
“La riflessione di questi giorni mi ha portato a ritenere che di tutto il Partito abbia bisogno, tranne che di impegnarsi in un dibattito attorno alla mia persona e che debba invece dedicare ogni energia all’ultima settimana di campagna elettorale – ha detto Monari – Pur avendo abbandonato ogni ruolo politico non sono certo indifferente al destino del Partito Democratico, alla cui nascita, ho dedicato una parte importante del mio impegno politico e istituzionale. Conseguentemente, e solo per questa ragione, ho deciso di sospendere la mia appartenenza al Partito”.
Da più parti nel Partito si chiedeva questo passo indietro. Ieri, il segretario provinciale di Bologna, Raffaele Donini, aveva promesso che sarebbe stato applicato, con “il massimo rigore”, il codice etico del pd che comporta anche l’obbligo di dimissioni dagli incarichi di partito nel caso vengano accertate responsabilità penali o anche solo “comportamenti contrari all’etica istituzionale e politica”. In una intervista al Resto del Carlino Donini ha promesso che nel futuro della Regione, con il candidato alla presidenza Stefano Bonaccini, ci sarà una “svolta di sobrietà totale, trasparenza, sostenibilità finanziaria della politica”.
A pesare, nella vicenda di Monari, sono state, oltre alle contestazioni dei pm, anche le parole pronunciate in una riunione dei capigruppo la cui registrazione, ad opera del collega Andrea Defranceschi, è stata recapitata alla Procura ed è finita nell’inchiesta. Proprio quelle parole, molto dure con i colleghi e con i giornalisti, sono state al centro del dibattito politico nei giorni scorsi.
Apprezza la decisione di autosospensione di Monari il sindaco Virginio Merola che lo indica come “un gesto responsabile”.
Secondo Merola Monari (che è anche indagato per peculato nell”ambito dell”inchiesta della Procura di Bologna sulle spese dei gruppi consiliari) ha fatto bene ad autosospendersi “perché certi comportamenti non sono compatibili con un partito moderno come il Pd”.
“Un gesto responsabile” anche per il candidato presidente Stefano Bonaccini.

