16 lug. – “Bona lè” alla spending review del governo Monti. Lo hanno scritto sui cartelli e detto a voce sotto al palazzo della prefettura alcune decine di lavoratori, delegati e funzionari della Funzione pubblica-Cisl. Loro, però, preferiscono parlare di veri e propri tagli al personale pubblico, di ridimensionamento delle risorse destinate agli enti locali e di tagli sulla sanità e l’assistenza. Il segretario bolognese della Cisl, Alessandro Alberani, accusa il governo di colpire i lavoratori dipendenti anziché fare la riforma fiscale, la patrimoniale e la lotta all’evasione fiscale; ma ce l’ha anche col sindaco di Bologna Virginio Merola, per una consulenza da 90 mila euro sulla comunicazione:
Ma la spending review si abbatte anche sulla ricerca e in piazza Roosvelt c’erano anche alcuni dirigenti della Cgil di Bologna, che sono stati ricevuti dal capo di gabinetto (il Prefetto è assente per ferie). Gli hanno consegnato una petizione con 128 firme per chiedere di salvare i laboratori di ricerca dell’Enea in città. Sono destinati a trasferirsi nel Tecnopolo, nell’area dell’ex Manifattura Tabacchi, ma il problema è che non ci sono certezze sul completamento della struttura. Nel frattempo i laboratori rimasti aperti sono in un edificio in affitto in via dell’Arcoveggio. La proprietà ha dato disdetta ma ha prorogato sino a luglio 2013 il contratto. La Cgil chiede alla direzione locale e nazionale dell’Enea una sede certa e una data certa, anche perché, spiega Alfio Musumeci, tecnico dell’Ena, ci vogliono anni per rimettere in funzione i laboratori dopo un trasloco:
“Se a settembre non sarà attivato un tavolo anche con la Regione e il Comune, sarà mobilitazione”, promette Francesca Ruocco, segretaria della Flc-Cgil.
Incertezza ancora maggiore per 24 ricercatori a tempo determinato, fra cui alcuni impegnati dopo il terremoto dell’Emilia, sia nei rilievi sul posto sia per le analisi di laboratorio dei materiali raccolti. Simona Scalbi, ricercatrice Enea, spiega che, se non dovessero ripartire i laboratori chiusi un anno e mezzo fa che si occupavano di depurazione delle acque e produzione di energia dal trattamento delle acque e se non ci sono certezze su quelli ora attivi all’Arcoveggio, si rischia di perdere la possibilità partecipare a nuovi bandi europei:

