Bologna, 29 ott. – L’inattendibilità, seppur in buona fede, della ricostruzione della persona offesa. L’inidoneità delle immagini “con abilità utilizzate dell’accusa” a dimostrare “alcunché contro l’imputato se non la diversità delle azioni e dei momenti”. Il fatto che la squadra cui apparteneva il poliziotto condannato non fu l’unica scesa in strada per sostenere un intervento laterale durante la seconda carica. Nel corso della quale, tra l’altro, l’imputato “ha perso l’equilibrio ed è caduto a terra”. Ma anche l’assenza di una volontà lesiva, in una situazione di “elevata tensione“. Sono alcuni dei punti evidenziati dalle motivazioni dell’appello depositate dall’avvocato Savino Lupo contro la decisione del Gup Letizio Magliaro, che ha condannato a un anno e quattro mesi Pasquale Buonofiglio, poliziotto del reparto Mobile di Bologna. Buonofiglio era a processo per lesioni gravi per aver colpito con una manganellata una giovane manifestante di un collettivo.
L’episodio risale al 12 ottobre 2011, durante un tafferuglio davanti alla sede bolognese di Bankitalia: per il colpo la ragazza, Martina Fabbri, perse quattro denti. Nel corposo atto d’appello il penalista che assiste l’agente punta a dimostrare “l’assoluta estraneità dell’imputato”, sulla base della documentazione fotografica presentata. Oltre ai già affrontati nel primo grado, però, l’avvocato dedica la seconda parte delle motivazioni, in via subordinata, a chiarire, a proprio avviso, l’assenza del dolo e il fatto che il poliziotto stava agendo nell’adempimento di un dovere. “Nella particolare situazione, connotata da elevata tensione, in cui si è trovato ad agire l’imputato a seguito di un preciso comando dei superiori non si ricava alcun elemento che possa sostenere l’esistenza di una volontà lesiva ai danni della persona offesa”. L’elevata tensione è dimostrata, secondo il legale, anche “dalla documentazione fotografica principalmente quella attestante la caduta del Buonofiglio e l’aggressione da parte dei manifestanti mentre era a terra”. Né “può pertanto assumere seriamente alcun pregio la considerazione” del Gup che la giovane “non stava opponendo personalmente alcuna resistenza”.
“Banale sottolineare – scrive il legale – che tra i dimostranti vi fossero anche persone miti, pacifisti, non violenti, ma ciò non toglie che vi fossero anche quelli – numerosi – che opponevano resistenza e sarebbe stato difficile, se non impossibile, scindere, nella concitazione e rapidità della carica, gli uni dagli altri” (Ansa).

