Bologna, 5 giu. – La cocaina arrivava dalla Calabria e passando per Pianoro veniva smistata a Bologna e provincia, per essere spacciata anche in alcuni istituti superiori da minorenni.
I carabinieri di Bologna hanno eseguito questa mattina 9 provvedimenti di custodia cautelare (due arresti in carcere, quattro ai domiciliari, due obblighi di firma e un arresto in comunità per minori). Tra questi è finita in carcere un’intera famiglia, di origine calabrese. Secondo le indagini vendevano sostanze illegali il padre, la madre e anche il figlio minorenne che aveva avviato un’autonoma attività di spaccio nelle scuole di Bologna e Provincia, attività di cui i genitori erano a conoscenza. Secondo quanto riportato dai militati dell’Arma il giovane vendeva marijuana, hashish ma anche cocaina davanti alle scuole insieme ad altri dieci ragazzi minorenni, tra i 16 e i 18 anni, ora indagati a piede libero. Per il ragazzo, ora all’istituto minorile del Pratello, il gip del Tribunale dei minori, Luigi Martello, ha riconosciuto anche l’aggravante di associazione a delinquere, rifiutata invece dal gip del Tribunale di Bologna, Alberto Ziroldi, per gli altri imputati maggiorenni.
Nel corso dell’inchiesta, coordinata dalla Dda di Bologna e avviata un anno fa da una costola di un’altra indagine antidroga, sono stati sequestrati più di tre chili fra cocaina, hascisc e marijuana, e segnalati come consumatori circa 150 acquirenti, 20 dei quali studenti.
La famiglia gestiva anche una rivendita di auto e moto usate, ora sotto sequestro insieme ad un certo numero di quadri di arte contemporanea al vaglio degli inquirenti. Di recente avevano trasferito residenza e azienda nel modenese, dove è avvenuto l’arresto. La cocaina, secondo quanto emerso dalle indagini, proveniva da un territorio in Calabria con forti infiltrazioni della ‘ndrangheta. Nell’indagine bolognese non sarebbero tuttavia emersi contatti diretti con quell’ambiente.

