E’ un periodo intenso per gli attivisti della rete: prima lo “sciopero di internet“ contro la proposta di legge statunitense SOPA, poi la chiusura di Megaupload e l’attacco di Anonymous che ha reso irraggiungibili i siti di RIAA, FBI, Dipartimento di Giustizia americano, MPAA, Universal, EMI e altri. Trentamila computer impegnati negli attacchi DDoS. Mentre gli Stati Uniti ci ripensano, in Italia è passato in Commissione Politiche Comunitarie ed è arrivato alla Camera un emendamento che avrebbe potuto far arretrare (ancor più) il web italiano. Gli attivisti della rete fanno crollare il sito della Lega Nord, partito dell’on. Fava, primo firmatario del provvedimento. E ieri PD, PdL, IdV, UdC e Api ne chiedono la soppressione.
L’emendamento presentato al testo della Legge Comunitaria 2011 prevede che i fornitori di hosting siano obbligati a cancellare ogni contenuto segnalato come protetto da autore da un qualsiasi “soggetto interessato” e senza l’intervento della competente Autorità. “Un ’inaccettabile forma di privatizzazione della giustizia” secondo Guido Scorza sul Fatto Quotidiano. Mentre su Twitter ci si domanda (@silviamarocchi): “se l’emendamento di #fava è un pericoloso #sopa italiano, o l’ennesima stupidaggine legale”.
Ieri si sono mobilitate anche le associazioni per la libertà di parola come Articolo21, il Futurista, Libertiamo ed Agorà Digitale, che hanno indetto una conferenza stampa alla camera dei deputati. E’ stata l’occasione per far esprimere i partiti dell’arco istituzionale e, infatti PD, PdL, IdV, UdC e Api, che infatti hanno dichiarato che firmeranno un emendamento congiunto per cancellare il provvedimento. “Alla Camera, nessuno se ne era accorto” ha affermato Flavia Perina, deputato di Futuro e Libertà. L’emendamento Fava sarà archiviato come “ennesima stupidaggine italiana”, la distrazione è stata fermata, la prossima bisognerà fare più attenzione.

