Bologna, 4 nov. – Non si tratta ancora di una candidatura ufficiale ma dell’apertura di una campagna elettorale. Dario Braga, prorettore alla ricerca dell’Università di Bologna, 61 anni, punta a succedere a Ivano Dionigi, rettore uscente dell’Alma Mater. Più partecipazione e coinvolgimento del personale tecnico-amministrativo nelle decisioni dell’ateneo, contrasto alla crescente frammentazione dell’università e, quando opportuno, rivisitazione dello Statuto. Sono i temi cardine al centro del progetto elettorale di Braga, Futuro@UniBo, che si articola in 12 punti programmatici da sottoporre al vaglio del mondo accademico (il primo incontro è previsto per il 21 novembre nell’aula magna di chimica).
“Fuori dalla mia area la mia opinione è stata raramente chiesta e spesso non ero d’accordo con le scelte fatte”. Braga non nasconde la sua diversità di vedute rispetto a quelle del rettore uscente Ivano Dionigi e cerca un cambio di passo: “Non rinnego nulla del lavoro di questi cinque anni, ma io sono un discontinuo per definizione: sono una figura di innovazione”. Il prorettore alla ricerca si augura quindi che l’Alma Mater diventi “più attiva verso l’esterno”, verso le imprese per esempio, che “ci chiedono unità d’azione”, spiega Braga.
Un altro snodo cruciale nel suo programma è la lotta alla burocrazia, perché “distoglie docenti e ricercatori dalle attività didattiche ed è un danno erariale”. E sulle scuole di specializzazione il prorettore ha le idee chiare: intervenire e ridurle quando è il caso. “Agraria e Veterinaria hanno complicato la vita di docenti e studenti e moltiplicato la burocrazia” secondo Braga che però rivendica la difesa in questi anni delle risorse per la ricerca. 26 milioni di euro all’anno, rimasti invariati dal 2010 a oggi nonostante la crisi.
Il prorettore propone poi test di ammissione dove ce n’è bisogno, per esempio per evitare che gli studenti seguano le lezioni seduti per terra o rimangano fuori dall’aula e vuole anche ripensare la presenza dell’Alma Mater in Romagna. “Qualcosa sarà eliminato e qualcosa verrà rafforzato- precisa- non voglio togliere risorse, ma riequilibrarle”.
Infine Braga apre in parte ai collettivi, con i quali è “possibile dialogare“, ma avverte: “L’Università non è un self service dove puoi prendere e occupare quello che vuoi”.
Giovanni Panebianco

