4 feb. – “Non li vuole nessuno” perché “sono piccoli o nei seminterrati, o completamente da ristrutturare”. Così Raffaela Bruni, dirigente del settore patrimonio di Palazzo d’Accursio, ha risposto a Cathy La Torre (Sel) che questa mattina, a margine di una commissione, ha proposto di mettere a disposizione delle realtà cittadine i 385 immobili vuoti di proprietà. “Bisognerebbe creare un canale di comunicazione per fare sapere che esistono, in modo che chi è interessato può presentare un progetto e ristrutturarli” ha replicato la vendoliana.
Questa mattina, l’ingegner Bruni è intervenuta in commissione Bilancio a palazzo d’Accursio insieme all’assessore Silvia Giannini e a Luca Dondi, economista di Nomisma che ha offerto al Comune la propria collaborazione per i progetti di “valorizzazione” (vendita) del patrimonio. Il direttore del settore patrimonio ha illustrato la consistenza e la suddivisione del patrimonio immobiliare del Comune.
La maggioranza è rappresentata da edifici istituzionali (46.09%) e da alloggi residenziali di edilizia pubblica gestiti da Acer (che equivalgono al 40.28%). A seguire ci sono immobili commerciali affittati per un canone complessivo di 9,6milioni di euro. Tra questi, a farla da padrone sono i negozi, 88 nelle zone di pregio del centro città e 337 in altre zone.
E proprio sulle rendite dovute agli affitti si accende lo scontro politico. Lorenzo Tomassini (Mir) e Lucia Borgonzoni (Lega Nord) accusano l’amministrazione di non saper far fruttare il patrimonio. L’esempio, secondo i due, è quello della Farmacia comunale che occupa i locali al piano terra di Palazzo d’Accursio. Per il negozio e il magazzino (i due canoni annui sono diversi: il primo è di 218 euro al metro quadro; il secondo di 17.21) il Comune incassa 177mila euro annui. Troppo poco per l’opposizione che punta il dito contro la scelta di affidare ad alcune associazioni immobili di pregio ad un canone notevolmente inferiore a quello di mercato (Marco Lisei del Pdl cita il Cassero che gestisce la Salara). A difendere l’amministrazione interviene il consigliere democratico Francesco Errani: “Sono felice che il Comune non gestisca il patrimonio come un privato, e che all’interesse economico faccia prevalere, in alcuni casi, l’interesse sociale“.

