24 apr. Possono essere un’arma a doppio taglio i sondaggi. Piergiorgio Corbetta, studioso di flussi elettorali del Centro Studi Cattaneo, analizza ai nostri microfoni l’ultimo sondaggio del quotidiano “la Repubblica Bologna”.
“In generale è uno strumento che va guardato con molta attenzione e con un atteggiamento critico. I sondaggi sono molto costosi, ma costituiscono un veicolo di pubblicità per la società che li fa.”
Quello di Repubblica, ad esempio, è stato offerto dall’istituto Dinamiche e non commissionato dal quotidiano. “Questo mi crea qualche sospetto“, ammette Corbetta. Ma il punto centrale è un altro, e riguarda tutti i sondaggi che stanno uscendo negli ultimi mesi. Ed è un punto metodologico . “Ormai il 30% di persone non è raggiungibile su un telefono fisso. Su dieci sono solo due le persone che in genere rispondono. A questi vanno aggiunti gli incerti e quelli che si rifiutano. Su 100 persone interpellate quindi rispondono in dieci.”
Una serie di elementi che fanno risultare questi studi altamente incerti, anche perché, tra gli intervistati “rispondono quelli più istruiti, più interessati alla politica, più di sinistra che di destra.”
Nel caso specifico del sondaggio pubblicato da Repubblica, secondo Corbetta è anche sospetta la percentuale di voto che riguarda i partiti della sinistra a Bologna, “troppo bassa rispetto al suo valore. E’ indubbio, quasi certo, che la sinistra possa raggiungere un valore attorno e superiore al 50%“.
L’invito di Corbetta è quindi molto semplice ma non scontato: guardare sempre con attenzione sia i numeri che la fonte. Un suggerimento che dovrebbe riguardare anche i media, che spesso utilizzano i sondaggi senza le dovute cautele e senza esercitare il controllo sulle fonti.
Ascolta l’intervista.

