Solidarietà e appello al Governo per salvare Faith Ayworo

23 lug. – Solidarietà a Faith Ayworo, la giovane cittadina nigeriana espulsa il 20 luglio dal Cie di Bologna nonostante la richiesta di asilo politico presentata lo stesso giorno dal suo avvocato Alessandro Vitale e nonostante ora nel suo Paese rischi l’impiccagione per l’omicidio dell’uomo che ha tentato di stuprarla. Ma anche preoccupazione per la sua sorte. A esprimersi così partiti, sindacati e la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna. Per Juri Guidi della segreteria del Prc, Faith è “l’ultima vittima di una legge dello Stato che mette le persone all’ultimo posto”. Da qui l’invito al Governo “ad attivarsi per salvare la vita di Faith”. Appello condiviso anche da Cgil, Cisl e Uil che hanno denunciato come “in Italia Faith si è scontrata con una legge che non le ha mai consentito di poter richiedere un regolare permesso di soggiorno e dove nessuno l’ha mai informata che, quello che aveva subito in Nigeria, le avrebbe potuto consentire di richiedere l’asilo politico”. Dubbi sulle modalità usate e sulla tempistica anche dalla Casa delle donne, che chiede tutela dei diritti per le donne straniere.

Il direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir, organizzazione umanitaria fondata sotto il patrocinio dell’Unhcr), Christopher Hein ha scritto all’ambasciatore italiano ad Abuja (Nigeria) per appurare la situazione di Faith, soprattutto i rischi di una sua esecuzione capitale, per valutare una richiesta alle autorità competenti italiane di concedere l’autorizzazione di ritorno in Italia. Secondo il Cir, “il fatto che al momento della convalida del trattenimento presso il Cie, l’avvocato non avesse potuto acquisire importanti informazioni sulla situazione della signora Faith nel Paese di origine, ha pregiudicato l’intero procedimento”. E ha aggiunto: “Se informazioni così rilevanti fossero state acquisite precedentemente, la Questura non avrebbe proprio dovuto notificare alcun provvedimento di espulsione. Il rimpatrio è avvenuto ancora prima della decisione da parte del giudice sulla sospensiva, rendendo quindi vana la richiesta stessa”.
“Dalla banca dati Interpol non risultava nessun provvedimento di cattura internazionale nei suoi confronti, né aveva mai manifestato espressamente la volontà di rimanere in Italia o di chiedere la protezione internazionale“. Con queste precisazioni, la Questura di Bologna si “difende” dalle critiche sollevate dal caso di Faith.

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