Bologna, 16 lug. – Hanno iniziando girando a piedi Bologna, con lo zaino in spalla pieno di medicine da distribuire ai senza casa. Oggi, 21 anni dopo, i medici volontari dell’associazione Sokos festeggiano l’inaugurazione della nuova sede, in via Gorki 12, nel centro civico di Corticella.
In trenta, tra medici di base e specialisti, riceveranno gratuitamente migranti, homeless, e tutti coloro che hanno difficoltà nell’accesso al sistema sanitario. “Ci ispiriamo alla Costituzione italiana e alla dichiarazione dei diritti dell’uomo”, dice il presidente dell’associazione, Romeo Zendron. “A maggio mi ritirerò per lasciare spazio ai giovani – aggiunge Zendron, 21 di attività in Sokos come volontario – Faccio appello a tutti i colleghi: vengano da noi a mettere a disposizione la loro esperienza, penso ai giovani medici ma anche a chi ha lavorato per decenni e ora è in pensione. Sokos ha sempre bisogno di forze nuove”.
Nel 2013 le visite di base garantite dagli ambulatori Sokos sono state 3927, quelle specialistiche 1238. Negli ultimi 12 mesi i nuovi pazienti visitati per la prima volta dai medici dell’associazione sono stati 896. In testa alla classifica ci sono le donne originarie della Romania, che in 431 si sono rivolte a Sokos per un primo consulto. Poi a seguire Ucraina, Moldavia, Albania e Marocco. Le italiane che hanno usufruito dell’attività ambulatoriale sono state 54. Per quanto riguarda il sesso maschile al primo posto c’è il Pakistan (212), poi la Romania (209), il Marocco (168) e l’Albania (147). Dopo la Moldavia (138) arriva l’Italia, con 119 pazienti di sesso maschile. Ad usufruire delle prestazioni specialistiche sono sopratutto le donne (73% sul totale), e si parla in larga parte di visite ginecologiche e di terapia del dolore, con distribuzione di antiammatori e cortisonici. Le attività di Sokos comprendono anche le visite psicologiche.
“Abbiamo fortemente voluto Sokos nel nostro quartiere – spiega il presidente del Navile Daniele Ara – perché siamo il quartiere più multiculturale della città. Quando il servizio pubblico arretra è necessario creare nuove intese con la società civile. Questi laboratori non erano più usati da anni, ora sono rinati”.




