Bologna 30 lug – In questo momento in Italia esistono quasi 300 Social Street, ovvero, tentare in modo semplice di ricreare un senso di comunità nelle città, a partire dalla conoscenza del proprio vicinato di strada al fine di costruire un rapporto di fiducia e trarre vantaggi per tutti. Questo fenomeno comincia ad espandersi anche all’estero, per esempio: Brasile, Portogallo, Croazia, Nuova Zelanda, con 12mila persone che stabiliscono un legame più stretto.
Come far nascere una Social Street?. Luigi Nardacchione, uno dei fondatori della prima Social Street, nata in Via Fondazza (BO) ci spiega: “Invogliamo le persone a guardare cosa facciamo in Via Fondazza e successivamente aprire una propria Social Street, tenendo presente i nostri valori fondamentali, che sono molto semplici: conoscere i vicini per socializzare e allontanare il mondo economico, così da riattivare quel senso di comunità che c’era una volta”.
Per quanto riguarda gli obiettivi futuri, vista la viralità del fenomeno, lui ci risponde: “Quello che a noi interessa, non è la quantità, ma la qualità dei rapporti. Vogliamo sempre più persone che non solo offrono, ma che chiedano, perchè è proprio questo principio che crea il senso di comunità”. L’obiettivo del Social Street è quello di portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale.
Ascolta Luigi Nardacchione:


