La Social Card è un’operazione “propagandistica”

Sono 2.522 i pensionati bolognesi che hanno finora ricevuto la Social Card ma che non necessariamente possono usufruirne per la tutt’ora mancata attivazione. Per altri 782 pensionati, invece, la richiesta è stata respinta. Quelle assegnate in Emilia-Romagna sono 10.462 su 13.174 richieste.
In entrambi i casi, tuttavia, oltre alla “gimcana” burocratica (complicata e lunga circa un mese, dalla richiesta all’assegnazione), i pensionati si sono trovati di fronte a carte concesse e poi negate o automaticamente bloccate al superamento di spesa, anche solo di un euro, del credito disponibile. A raccontare bilancio e disagi del provvedimento – introdotto dal Governo per gli ultra 65enni con redditi da 6000 a 8000 euro, è lo Spi-Cgil di Bologna. Per il segretario Bruno Pizzica, si tratta di “un’operazione propagandistica” di cui potrà beneficiare una persona ogni 380 abitanti. “Non c’è paragone rispetto alla cosidetta quattordicesima voluta dal governo Prodi – ha denunciato Pizzica presentando i dati – che complessivamente assegnò a Bologna circa 48mila euro e che riguardò una persona su 20”. La Social Card, che prevede la “ricarica” di 80 euro ogni due mesi e utilizzabile solo nei negozi convenzionati (mai pubblicato un elenco, secondo lo Spi), dovrebbe essere valida per tutto il 2009 e concessa solo agli anziani italiani con una serie di requisiti economici abbastanza rigorosi. Ma allo Spi bolognese (circa 40mila iscritti) si sono rivolti oltre 5.000 anziani anche solo per chiedere informazioni e risolvere questioni paradossali. In alcuni casi, infatti, la carta è stata disattivata dall’Inps perché, si leggeva nella comunicazione
inviata agli anziani, c’erano altri redditi superiori alla soglia prevista per legge. E’ il caso di un’ultrasettantenne con 575 euro di pensione che si è vista ritirare la social card, nonostante ne avesse i requisiti, perché nel 2008 le era stata accreditata due volte la quattordicesima (che non dovrebbe costituire reddito), facendole alzare il reddito complessivo. O ancora, il caso di una donna di 88 anni che,  dopo la richiesta della carta, ha ricevuto l’ok a un assegno di accompagnamento (non ancora percepito, però) perdendo così di fatto il primo beneficio. L’inghippo, sostiene lo Spi, si è chiarito leggendo un fax dell’Inps, in cui la posizione della donna veniva liquidata con un “KO”.

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