6 mar. – La Sitfa ristruttura e mette in cassa integrazione gli operai. La notizia è arrivata all’improvviso per i lavoratori che tornati dalle ferie natalizie hanno scoperto che, il 27 dicembre a fabbrica chiusa, uno dei macchinari era stato trasferito ad un altro stabilimento. Gli operai erano in cassa integrazione da ottobre ma dal 22 dicembre non era stato fatto un nuovo accordo, e si pensava che l’attività fosse tornata alla normalità.
Il trasferimento del macchinario è stato il primo segnale di ciò che stava accadendo, confermato nell’incontro del 13 gennaio in cui l’azienda ha ammesso di voler dismettere gran parte della produzione, chiudendo 7 reparti su 8. Alla Sitfa rimarrebbero solo 10 lavoratori.
Il bilancio è in rosso da tempo, secondo quanto riportato l’azienda agli operai, ma la produzione nelle altre aziende del gruppo prosegue, come dimostra il trasferimento del macchinario. Gli operai chiedono quindi di poter essere trasferiti, per non perdere il posto di lavoro. Da parte dell’azienda non pare però esserci spazio per la trattativa e il 1 febbraio in Provincia è stato firmato un verbale di non accordo. Luigi D’Apoli, delegato Fiom sitfa-post
Secondo l’assessore provinciale alle attività produttive Graziano Prantoni l’azienda non rientra nel caso del trasferimento d’azienda o cessione di ramo, quando i lavoratori hanno diritto a mantenere il loro posto di lavoro. In caso di riduzione dell’attività si tratta solitamente per una mobilità incentivata, ma in caso di crisi è difficilmente applicabile. prantoni-post


