Sui servizi sociali tagli da 12 milioni

3 giu. –  “In città stanno succedendo cose mai viste, ormai la situazione si sta facendo insostenibile“. Così i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil hanno commentato l’attuale situazione dei servizi sociali del comune di Bologna.

Nel presidio di questa mattina nel cortile di Palazzo D’Accursio, i 3 sindacati e le Acli hanno chiesto con forza che il bilancio dei servizi sociali non sia ridotto e che siano confermate per quest’anno le risorse del 2009. 71 milioni contro i 58 dell’attuale bilancio comunale di previsione. Una differenza di più di 10 milioni di euro che il Commissario Anna Maria Cancellieri deve impegnarsi di persona a colmare e per discutere di questo le è stato chiesto un incontro urgente. “Siamo consapevoli che i conti si fanno a fine anno – hanno spiegato i sindacalisti – ma al contrario del passato questa volta i segnali non sono buoni. Per questo vogliamo fatti precisi e non parole e dichiarazioni”. E alla fine è arrivata anche la punzecchiatura alla gestione comunale della Cancellieri colpevole, dicono, di “prestare troppa attenzione ai graffiti e non all’assistenza dei cittadini“.

Nel frattempo Cgil, Cisl e Uil chiedono che il comune torni sui propri passi in merito al taglio delle ore di assistenza domiciliare – meno 30% quest’anno, tra le 100 e le 140mila ore in meno sulle 480mila del 2009 –  e sul cambio dei criteri per l’assegno di cura che molti anziani non autosufficienti non riescono più ad ottenere. In aggiunta è stato posto il problema dei centri diurni che “non possono essere chiusi come succede il sabato al centro Pizzoli del quartiere Savena”.

Dietro ai numeri e alle richieste ufficiali c’è anche una realtà denunciata da molti operatori comunali presenti al presidio: i servizi sociali sarebbero ormai allo “sbando” dopo la recente riforma di decentralizzazione nei quartieri. “Senza una direzione politica centrale – ha spiegato un’iscritta della Cgil nonché dipendente comunale nel quartiere San Donato –  ogni quartiere fa da solo senza coordinarsi con gli altri e la mancanza di un sindaco fa il resto”. Così la qualità dell’assistenza non risulta più uniforme ma cambia da zona a zona della città creando così “cittadini di serie A e cittadini di serie B”.

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