5 dic. – “Are We There è il mio disco più emotivamente difficile: ho scritto le canzoni all’inizio di una relazione e le ho registrate quando la relazione era finita”, ci ha detto oggi pomeriggio Sharon Van Etten a Maps. La musicista statunitense, domani al Locomotiv per l’ultimo imperdibile appuntamento del 2014 con Murato, ha pubblicato quest’anno il quarto album, un disco “cupo e scuro”. Per questo la fine dell’album coglie un momento di ilarità in studio: “Per la prima volta ho avuto con me una band, che mi ha dato molta forza. Concludere il disco con quella risata”; ha detto poco fa ai nostri microfoni, “era un modo per fare capire che sono dork anche io.” Ed effettivamente, avendola vista dal vivo a maggio, è proprio vero. Nonostante i temi e le parole, la musicista del New Jersey è capace di essere divertita e divertente sul palco.
Era difficile dare un seguito al bellissimo Tramp, del 2012, ma la Van Etten si è messa al lavoro producendo per lo più le tracce da sola, un altra caratteristica che rende così intimo il disco pubblicato a maggio da Jagjaguwar. Ma com’è cominciato tutto? Nell’intervista che abbiamo realizzato, e che potete ascoltare integralmente qua sotto, la nostra ospite ci ha raccontato che ha lavorato in incognito per un’etichetta discografica indipendente di Brooklyn, ma poi un giorno la modalità random di iTunes ha fatto sentire una sua canzone al suo capo, e da lì…



