10 mar. – “Uno sfruttatore vecchio modello”, che non fingeva un legame affettivo con le ragazze che costringeva a prostituirsi, e per di più violento e manesco. E’ questa la descrizione che i Carabinieri di Bologna hanno fatto di Abdulj Zorjani, un trentenne serbo residente a Anzola Emilia, fermato la notte di martedì 8 marzo all’aeroporto di Dusseldorf in Germania. L’uomo era stato condannato lo scorso 3 gennaio a 4 anni e 3 mesi di carcere per violenza sessuale su minore e sfruttamento della prostituzione minorile.
Zorjani, insieme al fratello, aveva costretto a prostituirsi alcune ragazze di origine rumena: proprio una di queste, minorenne, nel 2007 aveva denunciato l’uomo che, dopo avere abusato di lei, l’aveva costretta a prostituirsi. Al momento della condanna definitiva, lo scorso gennaio, l’uomo aveva fatto perdere le sue tracce. I Carabinieri di Anzola hanno iniziato una complessa serie di indagini sia tradizionali (intercettazioni, pedinamenti, appostamenti) sia informatiche (attraverso i social network come facebook e messenger). Ed è così che sono riusciti a scoprire che Zorjani si era rifugiato in Germania, dove aveva alcuni parenti. Per riuscire a prenderlo, è stato necessario però pedinare la compagna: proprio lei, partita la sera di lunedì scorso dall’aeroporto Marconi di Bologna alla volta di Dusseldorf, ha inconsapevolmente condotto gli investigatori tedeschi, avvisati dai colleghi italiani, ad arrestare Zorjani. L’uomo, ora detenuto in Germania, verrà estradato in Italia.
Durante l’attività di pedinamento in aeroporto, il militare in borghese che stava fotografando la compagna di Zorjani (foto necessarie per indicarla esattamente ai colleghi tedeschi) è stato fermato da una guardia giurata in servizio al Marconi. La ragione? Le norme anti terrorismo vietano di fare fotografie all’interno degli aeroporti. Il qui pro quo è stato chiarito in tempo perché l’operazione non fallisse.

