13 mar. – Un altro poliziotto della Questura è stato arrestato. Claudio D’Orazi, 46 anni, di Cesena, lavorava all’ufficio immigrazione ed è accusato di concussione sessuale continua. L’arresto è avvenuto sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Pasquale Gianniti e chiesta dal procuratore aggiunto Valter Giovannini e dal pm Lorenzo Gestri.
L’ipotesi d’accusa è che abbia preteso rapporti sessuali da quattro donne straniere, tre nordafricane e una di origine moldava, per seguire la loro pratica di rinnovo del permesso di soggiorno. D’Orazi era incaricato di fare le verifiche esterne sulle convivenze coniugali, per accertare che i matrimoni con cittadini italiani non fossero di convenienza. Per questo poteva entrare direttamente nelle case delle sue vittime.
I casi accertati ai danni delle quattro donne sono almeno dieci e si sono ripetuti per tre anni, dalla primavera del 2009. A settembre del 2011 la prima segnalazione all’ufficio immigrazione, da cui è partita l’indagine, grazie all’astuzia di una di loro che ha registrato tutto: dalla voce del poliziotto al citofono alle voci e rumori durante i rapporti sessuali. Altri riscontri gli inquirenti li hanno trovati negli sms, alle telefonate verso donne straniere, oltre alle testimonianze delle stesse vittime. Se l’accusa è certa del comportamento di D’Orazi in questi quattro casi in realtà il bacino di contatti a cui il poliziotto aveva accesso era enorme e gli inquirenti non escludono che episodi simili siano accaduti ad altre donne negli anni passati.
L’uomo è stato trasferito all’ufficio personale poco dopo l’inizio dell’inchiesta, ma questo non ha interrotto le sue pretese sessuali: gli ultimi casi risalgono al dicembre scorso. Da qui la richiesta di custodia cautelare da parte del gip, per fermare la reiterazione, e l’immediata sospensione dal servizio. Intanto le indagini proseguono: sarà approfondita la posizione di un secondo agente, vicino all’arrestato, che avrebbe avuto rapporto con una straniera con problemi legati al permesso di soggiorno. Al momento non ci sono comunque altri indagati.
In pochi giorni si sono accesi i riflettori sulla Questura di Bologna rivelando una situazione confusa e percorsa da tensioni interne, di fronte alle quali il Questore Vincenzo Stingone ha deciso oggi di mostrare fermezza: “Qua polvere sotto al tappeto non se ne mette”, ha detto, presentandosi come il portavoce dei poliziotti onesti.
L’attenzione dell’opinione pubblica negli ultimi anni ha gettato luce su casi in cui uomini in divisa si sono resi protagonisti di fatti tragici, spezzando il velo dell’impunità. I vertici bolognesi non possono ignorarlo.
La fotografia dei bassorilievi di Amleto Beghelli è di Claudio Alba

