Servizi a bassa soglia, la gestione passa al consorzio Indaco-Arcolaio

17 dic. – Da venerdì 16 dicembre scorso la gestione di una parte dei servizi a bassa soglia del Comune, quelli inclusi nel travagliato bando emesso in prima stesura durante il commissariamento, è passata alle cooperative dei consorzi Indaco e Arcolaio. Come previsto dall’articolo 37 del contratto collettivo delle cooperative sociali, le aziende vincitrici del bando hanno assunto gli operatori che già lavoravano nei servizi in questione.

I lavoratori e le lavoratrici, spaventati dal rischio di demansionamento e di taglio del monte ore, si sono in parte rincuorati. Fatta eccezione per alcuni (4 persone che hanno deciso di rimanere all’interno delle cooperative di provenienza) la maggior parte dei circa 30 operatori è stata riassunta, con lo stesso livello contrattuale e retributivo, nelle coop vincitrici. Gli unici abbassamenti di livello ci sono stati per i 3 coordinatori che hann visto la propria qualifica scendere di un gradino. “E’ andata meglio del previsto” è stato il commento di alcuni al termine di due giorni di serrate trattative che si sono svolte in Legacoop alla presenza delle organizzazioni sindacali. “Siamo riusciti a portare a casa il diritto dei lavoratori a continuare a lavorare nei loro servizi con un contratto a tempo indeterminato e con gli stessi livelli contrattuali” dice Anna Maria Margutti della Funzione Pubblica Cgil che comunque non gioisce perché comunque il quadro non cambia. E cioè continua il costante taglio dei servizi con il conseguente impoverimento dell’offerta ma anche della retribuzione del lavoro.

Moderata soddisfazione traspare anche dalle parole di Caterina Pozzi, presidente della coop La Rupe, capofila del consorzio Indaco: la trattativa si è conclusa “nel miglior modo che si potesse avere, che non è il miglior modo in assoluto“. Pozzi rivendica lo sforzo fatto dai due consorzi per tutelare, da un lato il servizio e dall’altro i lavoratori, pur restando sempre, come una spada di Damocle, il continuo taglio del pubblico nel capitolo servizi sociali.

“Le coop che hanno partecipato a quel bando conoscevano le regole del gioco (cioè il taglio previsto nel bando)” è stata la critica mossa da Fabio Perretta, sindacalista di Usb. “Abbiamo scelto di partecipare perché già gestivamo l’80% dei servizi e sarebbe stato anche un po’ poco responsabile secondo noi non partecipare”. Come fare però ad evitare che i bandi per la gestione dei servizi siano sempre e costantemente caratterizzati da un taglio di risorse rispetto al bando precedente? Per Pozzi, la risposta sta nella condivisione delle scelte politiche che stanno a monte della definizione dei bandi affinchè Bologna continui ad essere la città accogliente che è sempre stata fino a qualche tempo fa”.

La volontà che il welfare di Bologna torni agli antichi splendori è condivisa da tutti, dai politici, dagli operatori, dai sindacati e dalle cooperative: è sul “come fare” che le ricette si fanno diverse e distanti.

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