Bologna, 16 feb. – Per gli scioperi “a rovescio” c’è tempo; per adesso arrivano quelli “veri”. Cioè quelli che lasciano le scuole materne ed elementari di Bologna senza pasto e costringono gli alunni a portarsi il panino da casa. Lavoratrici e lavoratori di Seribo, oggi di nuovo riuniti in assemblea, hanno deciso infatti che “nel caso in cui la Giunta comunale procedesse alla privatizzazione di Seribo, proseguiranno con la mobilitazione anche attraverso la realizzazione di un pacchetto di ore di sciopero”.
Scioperi “veri” appunto e non l’annunciato sciopero a rovescio, in cui i dipendenti vanno a lavorare come al solito, cucinano, sfamano gli alunni e poi chiedono a Seribo di devolvere il loro stipendio di quel giorno a progetti per il miglioramento della refezione. Era questa una delle ipotesi di mobilitazione emerse nei giorni scorsi anche e soprattutto con l’idea di avviare forme di opposizione alla liquidazione di Seribo senza complicare la vita alle famiglie. Ma le accelerazioni della Giunta sul bando per la refezione costringono sindacato e addetti ad alzare il tiro. Non solo: il personale di Seribo promette che “in caso di convocazione del Consiglio comunale per deliberare la privatizzazione il prossimo lunedì 23 Gennaio, effettueranno un presidio e chiederanno di essere ascoltati dal Consiglio”. Lavoratrici e lavoratori, inoltre, effettueranno nei prossimi giorni una campagna informazione con volantinaggi davanti alle scuole, “per informare cittadini e genitori sulle proprie ragioni e per rinnovare la loro netta contrarietà alla privatizzazione del servizio di refezione scolastica”, si legge nell’ordine del giorno approvato all’unanimità dall’assemblea dei lavoratori di oggi.

