Bologna, 15 mag. – Alla vigilia dell’incontro fra il sindaco e i genitori che hanno promosso il riuscito sciopero del pasto Seribo, Camst torna a farsi sentire con una proposta rivolta direttamente al socio di maggioranza pubblico (51%) della società che fornisce le mense scolastiche: “la non distribuzione dei dividendi sugli utili di Seribo, a condizione che venga dato immediatamente il via agli investimenti necessari per la realizzazione dei Centri di Produzione Pasti”.
Per il segretario generale di Camst Marco Minella sono investimenti “assolutamente necessari e prioritari per poter garantire a tutti gli alunni delle scuole bolognesi un servizio di refezione scolastica moderno, di qualità e con un’ampia offerta gastronomica”, si legge in una nota.
L’ultimo bilancio di Seribo non è ancora stato approvato, ma, sulla base dell’andamento deigli ultimi due-tre anni, si può ipotizzare che il dividendo del socio privato ammonterà a circa 1,3 milioni di euro.
Questo tentativo di accelerazione da parte di Camst arriva due giorni dopo che l’assessore ai Lavori pubblici Riccardo Malagoli, in commissione consiliare, ha spostato al 2015 l’investimento di due milioni da parte dell’amministrazione comunale per il nuovo centro pasti. Malagoli, illustrando il piano per i lavori pubblici, ha spiegato che Palazzo D’Accursio “non ha ancora a disposizione il terreno, sito al Lazzaretto, per il quale è appena stata fatta la permuta”.
Quel centro pasti era previsto nel piano industriale del 2008, “fermo per cause non imputabili a Seribo”, ribadisce oggi il segretario generale di Camst.
La nota inviata oggi da Camst ricostruisce cosa è successo dopo il 2008 e dà conto di come nel 2011 Seribo avesse informato il sindaco Virginio Merola della “situazione di difficoltà creatasi a causa della mancata realizzazione del piano industriale”.
Dopo l’individuazione dell’area al Lazzaretto nel 2011, il socio pubblico si sarebbe trovato senza le risorse necessarie per costruire i muri (1,8 milioni di euro). A quel punto Seribo “propose al Comune di provvedere essa stessa anche alla costruzione del grezzo”, ma l’ipotesi non è sembrata plausibile.
Nella comunicazione inviata al sindaco si faceva presente che il centro pasti Erbosa “sotto il profilo della concezione produttiva” è vecchio di mezzo secolo, “più che obsoleto”, in cui le “manutenzioni risultano complicate, le condizioni di lavoro difficili, nessuna possibilità di intervenire sulle produzioni, un rischio di black-out continuo”.


