Seribo. Camst contro il Comune: “Vogliamo investire, ma non ci rispondono”

seriboBologna, 8 mag. – Dopo il riuscito sciopero del panino, come è stata chiamata la protesta che ha portato un bambino su due a non usufruire del servizio mensa offerto dal Comune di Bologna tramite Seribo, oggi arriva un comunicato di Camst, che assieme a Elior è socio di minoranza (49%) nella stessa Seribo. Camst punta il dito contro il Comune di Bologna, accusandolo di ritardare l’attuazione di proposte migliorative del servizio.

“Va chiarito – dice il comunciato Camst – che fino al 2013, il socio pubblico ha percepito da Seribo € 8.502.734, tra dividendi e altri ristorni, pari al 60% degli utili distribuiti. Fin dalla costituzione di Seribo nel 2003 Camst si rese conto che le cucine affidate alla società erano inadeguate a svolgere il servizio, essendo progettate secondo standard ormai vecchi di cinquant’anni. Nel 2005 venne proposto al Comune un piano industriale di oltre 9 milioni di Euro, finanziato attraverso l’eliminazione degli sprechi della gestione precedente, per la realizzazione, a carico di Seribo, di tre nuovi centri di produzione. Questo progetto, approvato dal Comune solo nel 2008, si è concretizzato oggi nella realizzazione del solo centro pasti Fossolo”.

Secondo Marco Minella, segretario genrale Camst, “nonostante le ripetute e documentabili sollecitazioni di Seribo, la realizzazione del piano industriale del 2008 è ferma per cause non imputabili a Seribo. Grazie a questi nuovi centri di produzione si sarebbe potuto già da tempo migliorare il livello dell’offerta”.

“Seribo – si legge ancora nel comunicato – ha proposto in data 20 febbraio 2014 l’aumento oltre il 50% dei prodotti bio, salvaguardando la realizzazione degli investimenti previsti, ma non sono arrivate ancora risposte ufficiali. Va sottolineato, a tal proposito, che Camst non ha alcuna difficoltà a garantire forniture di prodotti biologici ben oltre il 70% (come Camst fa già per tanti altri Comuni che hanno richiesto questi prodotti nei capitolati), avendo a disposizione la più grande, moderna e flessibile piattaforma di approvvigionamento e stoccaggio di prodotti alimentari nel panorama della ristorazione italiana (il Centro Distributivo situato presso l’Interporto di Bologna, che ha a magazzino tutte le referenze biologiche necessarie). Seribo da tempo ha manifestato al Comune la disponibilità a rinegoziare le condizioni economiche e qualitative previste dal capitolato e il rilancio del piano di investimenti. Aspettiamo risposte per poter proseguire su questa strada”.

Il Comune di Bologna ha risposto con una nota. “L’Amministrazione comunale ritiene che una società mista debba essere improntata ad una condivisione delle scelte, delle prospettive, nella consapevolezza dei vincoli che delimitano il perimetro di azione del socio pubblico e della società stessa. Per questo motivo continueremo a lavorare con l’obiettivo di migliorare la qualità dei nostri servizi augurandoci che la discussione avvenga nella sede competente del consiglio di amministrazione.

E’  utile  precisare  che  la  quota  di  utile  del  Comune è sempre stata reinvestita  per  coprire  il costo del servizio. Ricordiamo inoltre che le
entrate  delle  tariffe,  pari  a  circa  12,5  milioni di euro (dato 2012) incassate  direttamente  da Seribo, non coprono tutti i costi del servizio. Nonostante  il  reinvestimento di tutti gli utili a favore del servizio, il Comune  si  fa  carico  della  restante  parte dei costi con una cifra di 3 milioni  di  euro circa l’anno, reperite con le risorse annuali del proprio bilancio, a beneficio del servizio e delle famiglie”.

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