Sequestro di persona a Rimini: i conti non tornano

27 mag. – Ci sono molti punti oscuri dietro il rapimento di Anan Sakli, avvenuto il 14 maggio scorso a Rimini. L’uomo – nato in Turchia con passaporto statunitense e che sarebbe proprietario di un istituto di credito statunitense – è stato liberato da un blitz guidato dalla Dda di Bologna a Roma il 18 maggio. Il 24 maggio gli agenti hanno fermato con un provvedimento cautelare 5 componenti dell’organizzazione che ha effettuato il sequestro, mentre 4 persone erano state arrestate durante la liberazione. Il sequestro era a scopo estorsivo e i rapitori volevano farsi firmare a Sakli una procura per avere accesso a titoli di banche europee estere per un ammontare di 27 miliardi di euro. I titoli erano elencati in una lettera in inglese intestata a Sakli. Data la rilevanza della cifra, gli investigatori mantengono il massimo riserbo sull’identità dell’uomo e stanno indagando per capire se il documento è autentico, quale sia la professione di Sakli e perché si trovasse a Rimini, ospite di una coppia di amici. L’accusa per gli arrestati è di sequestro di persona finalizzato all’estorsione e detenzione di arma da fuoco. Le indagini della Dda di Bologna proseguono per capire se ci sono altre persone legate al sequestro.

Ascolta il capo della squadra mobile di Rimini Nicola Vitale

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