Mercoledì 17 (e a seguire il mercoledì 31) alle 20.15 e alle 22.15, presso il cinema Lumiere in via Azzo Gardino sarà proiettato ‘La febbre del fare‘, il documentario di Alessandro Rossi e Michele Mellara che ripercorre la storia amministrativa e politica di Bologna dal secondo dopoguerra al 1980, data della strage alla stazione di Bologna.
Il nostro Michele Pompei, commentando l’anteprima del 24 febbraio scorso, scriveva: Alla fine della proiezione verrebbe da chiedersi: ma è necessaria un’altra guerra mondiale per riportare nel consorzio umano, almeno quello bolognese, un po’ di senso della cosa pubblica? Già, perché lo splendido documentario di Michele Mellara e Alessandro Rossi, ‘La febbre del fare‘, una ricostruzione della storia amministrativa di questa città, dal 1945 al 1980, questo ci spinge a pensare. Hai voglia a non fare il confronto con i mala tempora che corrono sgangheratamente sotto questo cielo. Non è questione di nostalgia. (..) C’è che dal documentario di Rossi e Mellara, concetti come Civiltà, Solidarietà, Senso dello stato (o della comunità) emergono chiari e netti. E da questa evidenza non possiamo che trarre la profonda distanza che oggi ci separa da loro, dagli usi e costumi, dalle scale di valori, dall’idea di pubblica amministrazione a cui il nostro triste convento ci ha abituati in questi ultimi decenni. Certo è un caso che la proiezione sia avvenuta a pochi giorni dallo scioglimento della giunta e dall’arrivo del commissario (alla quale facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, per il bene di tutti). Ed è pura coincidenza che Mario Giovannini ci parli del conflitto di interesse che gli impedì di continuare ad essere il segretario particolare di Dozza, perché decise di convolore a nozze con la dolce e compianta Luce, figlia del Primo Cittadino. E’ un caso che la ex assessore Adriana Lodi, a proposito di una sua trasferta in Danimarca (insieme ad una esponente dell’opposizione) dichiari che i viaggi all’estero erano cosa rara ed eccezionale e che per risparmiare si erano fatte ospitare a casa di un amico a Copenaghen. E’ un caso che un giornalista inglese si stupisse di quanto fosse basso lo stipendio del sindaco Fanti. E’ un caso. Ma nessuno ci può impedire di pensare che un diverso approccio alla gestione della cosa pubblica fosse possibile e venisse praticato. Niente di più, niente di meno, senza indulgere in nostalgie.
Vi invitiamo a vedere il documentario perché, come nel più classico degli stereotipi sulle proiezioni cinematografiche, seguirà dibattito: ne parleremo con gli autori e con lo storico Luca Alessandrini giovedì mattina, alle 8.45 durante AngoloB.

