Bologna 19 mar. – Ha respinto ogni accusa la storica segretaria di Pierluigi Bersani, ex segretario del Pd ed ex presidente della Regione Emilia Romagna. Zoia Veronesi si è presentata oggi al Tribunale di Bologna per la prima udienza preliminare davanti al gup Letizio Magliaro, che dovrà decidere del suo rinvio a giudizio chiesto dal pm Di Giorgio per truffa aggravata.
“Sono incredula, ho passato una vita a lavorare”, ha detto Veronesi, aggiungendo che dava “una mano a Pier Luigi Bersani nei ritagli di tempo, senza essere pagata. Mi offenderei se qualcuno lo pensasse”. Il pm ha chiesto il rinvio anche per l’ex capo di gabinetto del presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, Bruno Solaroli. L’accusa contro Veronesi è di essere stata solo formalmente una dipendente della Regione, ma di aver continuato a lavorare per Bersani in via esclusiva. Il gup ha fatto in tempo solo ad ascoltare l’intervento del pm, che ha ribadito le accuse, dopodiché ha dovuto per altri impegni rimandare tutto al 30 maggio.
Veronesi si è difesa: “Ho sempre guadagnato onestamente il mio stipendio e ho lavorato sempre secondo le direttive della Regione”. I periodi a cui si riferisce vanno dal 2001 al 2006 e da metà 2008 al marzo 2010, anche se la Procura si concentra solo sull’ultimo e contesta a lei e a Solaroli la spesa di 140.000 euro più rimborsi pagati dalla Regione. “Davanti ai pm non ho mai negato di aver continuato ad aiutare Bersani”. In molti, osservano i cronisti, hanno detto che per arrivare all’ex segretario del Pd bisognava passare da lei: “Passavano da me perché veniva più semplice. Ma non sono mai stata pagata, e mi offenderei se qualcuno lo pensasse”. Dopo le dimissioni dalla Regione, diventate effettive nel marzo 2010, Veronesi è dipendente a tempo indeterminato del Pd: “Sono assegnata alla segreteria di Bersani”, ma presto potrebbe avere altre mansioni. Andrà a lavorare con l’attuale leader, Matteo Renzi? “Non credo- ha risposto ai cronisti con un sorriso- anche perché lui ha già validissimi collaboratori”. A mettere in moto l’inchiesta fu nel 2010 un esposto dell’ex deputato Enzo Raisi.
L’avvocato di Veronesi Paolo Trombetti critica in particolare l’accusa alla sua assistita di non aver lavorato. “E’ offensivo” commenta, “perché nel capo d’imputazione c’è scritto proprio questo: ‘omettendo di fornire la prestazione dovuta’. Ma Veronesi, quando era dipendente della Regione, “continuava a fare un’attività volontaria per ragioni ideali” a supporto di Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd. Dunque, “si tratta di accuse scandalose”.
L’udienza preliminare è stata rinviata quasi subito al 30 maggio per impegni di Magliaro, giusto il tempo per il pm di ribadire l”impianto accusatorio. Ma Trombetti è combattivo: “Abbiamo 22 investigazioni difensive dove parlamentari, di diversi partiti, assessori regionali e dirigenti ministeriali hanno confermato che Veronesi lavorava per la Regione”. “Veronesi- incalza Trombetti- lavorava 10-12 ore al giorno e all’agenda di Bersani si dedicava solo nei ritagli di tempo, e lo faceva in modo volontario”. Insomma, “solo quando era in pari con il lavoro in Regione (in cui era dirigente) collaborava con l”ex segretario”.

