Segafredo: una questione di “classe”

Le perquisizioni alla Segafredo, con gli operai denudati e fatti inginocchiare negli spogliatoi, sono un fatto grave che sarebbe colpevole minimizzare. Il fatto è noto: giovedì sera alcuni operai della Segafredo di Rastignano denuciano di aver subito una perquisizione invasiva e umiliante. Il delegato della Flai Cgil ci conferma la cosa e noi la pubblichiamo. L’azienda inizialmente smentisce qualsiasi coinvolgimento, successivamente i Carabinieri di Pianoro spiegano che la perquisizione non ha avuto aspetti invasivi (in soldoni: non c’è stata un’ispezione “rettale”), ma confermano la sostanza della vicenda, aggiungendo che è stata l’azienda a richiedere l’intervento “perché aveva sospetti di spaccio in quel reparto”. Quando si parla di spaccio di droga si tratta – chiariamolo – di marijuana.

C’è dunque il fondato rischio che forzando una norma di legge che permette di sottoporre a esami preventivi alcune categorie di lavoratori si attuino nuove forme di controllo invasive e illegittime. Non solo: queste pratiche sembrano essere riservate ai soggetti socialmente più deboli.

Parliamoci chiaro, è difficile immaginare che una cosa del genere capiti negli uffici di un ente pubblico, all’Università, in una redazione di un giornale, o nella sede dell’Ascom.
Se in quelle sedi qualcuno sospettasse pratiche di spaccio tra i dipendenti siamo sicuri che verrebbero usati altri metodi: telecamere nascoste, indagini mirate e – soprattutto – un maggior rispetto della privacy.

Abbiamo citato l’Ascom non a caso, oggi infatti sulle pagine del Corriere di Bologna e del Carlino il Direttore dell’Ascom Giancarlo Tonelli difende a spada tratta la Segafredo e attacca il sindacato accusandolo di aver avuto un atteggiamento “fuori luogo“.
Per Tonelli è tutto normale, anzi, non c’era altro da fare.

Ci chiediamo: è così sicuro Tonelli che nessuno all’Ascom fumi delle canne? Perché nel dubbio dovrebbe comportarsi come la Segafredo, costringendo i dipendenti a fare un esame delle urine. Nel caso malaugurato che qualcuno risulti positivo dovrebbe poi recarsi alla locale tenenza dei Carabinieri per richiedere una perquisizione nei suoi uffici e assistere alla sfilata dei suoi dipendenti (uomini e donne) nei bagni, dove saranno denudati e invitati a divaricare le natiche.

In realtà siamo certi che Tonelli sarebbe il primo a indignarsi se ciò avvenisse, così come siamo indignati noi per quello che è avvenuto alla Segafredo, perché continuiamo a pensare che i diritti siano di tutti, non solo di alcuni, altrimenti si tratterebbe di un provvedimento di classe: agli operai si possono fare cose che ad altre categorie di lavoratori sono risparmiate perché ritenute eccessive e sconvenienti.

Paolo Soglia

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