Scuole Besta “modello non replicabile”

Bologna, 7 nov. – L’anno prossimo vedremo in città altri classi ponte come quella nata alle media Besta? “No, non è questo che ci interessa. Quella delle Besta è una sperimentazione particolare, non un modello da esportare“. Lo dice l’assessore alla scuola della Provincia di Bologna Giuseppe De Biasi. L’assessore alla scuola del Comune di Bologna, Marilena Pillati, spiega invece che il progetto di integrazione delle scuole Besta “non può e non vuole rappresentare il modello di integrazione”, pur essendo però “un progetto sperimentale che affronta con serietà e coraggio una situazione specifica di particolare complessità”.  Pillati si dice dispiaciuta per il fatto che la discussione sul tema “non abbia dato conto di quanto la città di Bologna e le sue istituzioni hanno messo e continuano a mettere in campo”. Si parla ad esempio del progetto Ulisse finanziato nell’anno 2012/2013 per oltre 300 mila euro con i fondi Fei (Fondo Europeo per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi) e coordinato dal centro per l’Educazione Interculturale del Comune di Bologna (CD/LEI). Pillati annuncia anche la decisione, da parte di Comune, dirigenti scolastici e Ufficio scolastico regionale, di mettere un campo “un progetto cittadino in tempi utili per le prossime iscrizioni”.

Nella discussione entra anche la responsabile scuola del Pd cittadino, Graziella Giorgi. In un comunicato Giorgi chiede di “sostenere” le scuole Besta e la loro esperienza, che però resta “una risposta all’emergenza, concreta, da valutare”, e che “non deve e non può essere utilizzata strumentalmente come un modello di scuola separata“. La responsabile del forum problemi della scuola del Pd rileva come in “luoghi meno rivolti integrazione, di quanto non siano le scuole Besta, un’organizzazione dell’accoglienza basata su passaggi separati può creare situazioni rischiose e non transitorie“. Poi pone anche alcune domande. Quanto dura il passaggio in questa classe? E’ un punto di criticità il fatto che i bambini provengano da più quartieri? E inoltre, se le classi di 1° della normale organizzazione scolastica sono “piene”, hanno già raggiunto cioè il numero massimo di scolari e studenti, come si inseriranno i ragazzi, dopo l’esperienza di prima alfabetizzazione?“. Infine chiede, per i ragazzi della classe ponte, una “costante interfaccia con le altre classi, e con gli altri Istituti, quelle dove bambini dovranno ricongiungersi e usufruire di piani personalizzati di apprendimento”. Per Giorgi “serve un dibattito all’interno del partito e della città per confrontarci su questi temi”. Infine, è questo è il pericolo più rilevante che vede la responsabile scuola Pd, se non arriveranno nuove risorse in maniera strutturale e costante per gestire l’integrazione, “c’è il rischio di andare davvero verso classi separate“.


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