Bologna, 2 nov. – “Classe liquida, sperimentale“. Il professor Emilio Porcaro, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo 10, zona San Donato, sceglie con cura le parole per raccontare la nuova classe formata a settembre nella scuola secondaria di primo grado Besta, dove tutti i 22 studenti sono di origine straniera e di età variabile tra gli 11 e i 15 anni. Non vuole si parli di classe ghetto.
Il progetto ha preso forma nel mese di agosto, quando le famiglie di una quindicina di ragazzi, arrivati in Italia attraverso ricongiungimenti familiari e quindi con poca o nessuna padronanza della lingua italiana, si sono presentate in segreteria chiedendo l’iscrizione alle medie. Alcuni di loro erano stati respinti da altre scuole dove non c’era posto, precisa Porcaro. Così, continua a raccontare, visto che le classi erano già state formate, il dirigente ha pensato ad una soluzione “ponte”. Una classe appunto di ragazzi stranieri che lavorano soprattutto sull’apprendimento della lingua italiana e che appena abbiano raggiunto un buon livello di conoscenza possano essere smistati nelle altre classi della scuola media. Come è già avvenuto per due studentesse.
Dopo aver informato l’Ufficio Scolastico Provinciale e aver ottenuto il via libera, il dirigente dell’Ic10 ha varato il progetto. Non si sa se l’esperienza verrà riproposta anche in futuro: al termine dell’anno scolastico si procederà ad una valutazione. L’idea è nata anche perché nel corso dell’estate non era arrivata la conferma della disponibilità dei finanziamenti ministeriali dedicati all’integrazione, fondi che consentono di avere personale di appoggio per l’insegnamento dell’italiano. Conferma che è arrivata con ritardo, ad anno scolastico già iniziato e senza la certezza di quando i fondi saranno effettivamente a disposizione.
Con il via libera del Collegio dei Docenti (su un centinaio di insegnanti una decina ha votato contro nella riunione prima dell’inizio della scuola), ma senza quello del Consiglio d’Istituto, a cui Porcaro non ha parlato (fino a martedì 29 ottobre) delle caratteristiche della nuova classe.
Una scelta, quella di non parlare del progetto al Consiglio d’Istituto, contestata dal Presidente Roberto Panzacchi e da altri quattro genitori, che in una lettera al Coordinamento dei Consigli di Istituto criticano duramente non solo il metodo, ma anche la scelta di separare i ragazzi stranieri. “Educheremo i nostri figli in modo da far capire loro che la separazione insegna meglio rispetto alla coesione e all’integrazione?‘”, recita il testo. E ancora: “Siamo perplessi e preoccupati perché questa soluzione sembra l’anticamera della riproposizione delle classi differenziali e contrasta con i principi di inclusione e confronto ai quali la scuola si deve ispirare”.
Classe differenziale? “Scelta pericolosa e contro l’integrazione” secondo la pedagogista Federica Zanetti, docente della Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Bologna.
Sostegno arriva dalla Cgil funzione pubblica: va bene se “è un progetto di accoglienza” spiega la segretaria Francesca Ruocco, perché alle Besta “ci sono insegnanti capaci, da sempre all’avanguardia nell’integrazione”.
L’assessore al welfare Amelia Frascaroli non se la sente di seguire la critica netta di Sel, ma è convinta che “certe scelte vadano fatte in collegialità, con l’accordo di tutti”. Quindi anche con il Consiglio d’Istituto.
Difende invece apertamente il dirigente Porcaro l’assessore provinciale all’istruzione Giuseppe De Biasi, secondo cui la sperimentazione a San Donato “non e’ una vera e propria classe” ma l’utilizzo di un “breve periodo”, solo alcuni mesi, per dare a chi non parla l’italiano gli “strumenti minimi” per essere integrati a scuola.


