Bologna, 28 apr. – Lunedì prossimo, 5 maggio, arriva lo “sciopero del pasto” indetto dall’Osservatorio mense. I genitori che aderiranno manderanno i propri figli a scuola con un panino e diranno loro di non usufruire dei servizi di mensa scolastica.
In alcune scuole, soprattutto dell’infanzia, in cui non viene garantita la possibilità di far mangiare ai bambini il panino portato da casa, i genitori stanno decidendo di ritirare i figli al momento del pasto. In diverse scuole, però, i dirigenti stanno organizzando spazi per garantire a tutti di aderire o meno. Domani martedì 29 aprile ci sarà un nuovo incontro organizzativo dei genitori a S. Donato, nel Centro Sociale Nello Frassinetti di via Andreini 18, dalle 20.30.
Da tempo l’Osservatorio denuncia tariffe “troppo alte” rispetto alle mense scolastiche di altre città italiane, una qualità insoddisfacente dei pasti e chiede chiarimenti sul capitalato che dovrà regolare il nuovo appalto del servizio, gestito da 10 anni da Seribo, azienda partecipata dal Comune di Bologna che, secondo i genitori, “da anni fa grandi utili” ma non li investe per migliorare i pasti serviti giornalmente a migliaia di bambini e ragazzi.
“perché siamo arrivati a chiedere di non far mangiare Seribo ai bambini per un giorno? Da 11 anni – scrivono i genitori – spendiamo tempo ed energie per migliorare la qualità della mensa; abbiamo chiesto informazioni sulla tracciabilità del cibo, chiarimenti sugli aspetti economici, elaborato documenti per il prossimo bando, confrontato tariffe e percentuali di biologico con altre città. In questi mesi, in vista del prossimo bando di gara, abbiamo cercato il dialogo con il Comune ma non abbiamo ricevuto le rassicurazioni che ci aspettavamo!”.
Il sindacato Cobas, che supporta lo sciopero, ha intanto attaccato il quartiere Santo Stefano che, in una nota, ha counicato che “Nel momento del pasto i bambini consumeranno regolarmente il pasto fornito da Seribo. Non sarà dato loro alcun cibo eventualmente portato da casa“. Il quartiere spiega la nota con vincoli di regolamento e necessità didattiche. I Cobas invece lo considerano una sorta di boicottaggio legato a “interessi di bottega”.
La parte finale della comunicazione del quartiere pubblicata su facebook dai Cobas:


